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Caldo: allarme mucche nelle stalle, -10% di latte. A rischio colture e animali

Il periodo di caldo anomalo si sta ripercuotendo in maniera eclatante non solo sulla vita degli esseri umani, ma anche in quella degli animali domestici e da allevamento. A causa delle alte temperature che stanno flagellando la penisola italica la produzione di latte in Italia è calata di oltre il 10% rispetto ai periodi normali, tutto questo a causa di quello che si può definire un vero e proprio “stress” per gli animali da fattoria.

L’allarme è stato lanciato dalla Coldiretti, che ha evidenziato gli effetti negli allevamenti dell’innalzamento della colonna di mercurio nell’ultima settimana dalle stalle ai pollai fino agli alveari, dove si registrano difficoltà nelle aree più colpite dall’afa.

Per le mucche – sottolinea la Coldiretti – il clima ideale è fra i 22 e i 24 gradi, oltre questo limite mangiano poco, bevono molto e producono meno latte. Per questo sono già scattate le contromisure anti afa nelle stalle dove sono in funzione anche ventilatori e doccette refrigeranti per aiutare le mucche a sopportare meglio la calura mentre gli abbeveratoi lavorano a pieno ritmo perché con le alte temperature ogni animale arriva a bere i fino a 140 litri di acqua al giorno contro i 70 dei periodi più freschi.

Per effetto di queste misure straordinarie si aggiunge un aumento dei costi nelle stalle per i maggiori consumi di acqua ed energia che gli allevatori devono sostenere per aiutare gli animali a resistere all’assedio del caldo.

Inoltre la Coldiretti, grazie ai dati in possesso, ha rilevato come nei pollai sia calata nettamente la produzione di uova. Inoltre, come abbiamo avuto modo di esporre in un articolo di ieri, le api stremate dal caldo hanno smesso di volare e non svolgono più il prezioso lavoro di trasporto di nettare e polline con la prima produzione nazionale di miele di acacia e agrumi è crollata del 41% rispetto alle attese. In grande pericolo ci sono anche le nuove covate con le operaie al lavoro per salvarle dalla disidratazione ed evitare che le temperature interne alle arnie superino i 33-36 gradi.

Non va dimenticato inoltre il disagio per gli agricoltori nelle campagne, che sono costretti a ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare le coltivazioni in sofferenza per le alte temperature, dagli ortaggi al mais, dalla soia al pomodoro poiché con le temperature superiori ai 35 gradi anche le piante sono a rischio colpi di calore e stress idrico che compromettono la crescita dei frutti negli alberi, bruciano gli ortaggi e danneggiano i cereali.

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Irrigazioni di soccorso “salva raccolti” (Twitter @coldiretti)

Coldiretti conclude affermando che ” L’ondata di calore africana è la punta dell’iceberg delle anomalie questa pazza estate con la prima metà di luglio segnata dal maltempo con 10 grandinate al giorno dopo un giugno che si è classificato al secondo posto dei più bollenti dal 1800 con una temperatura superiore di 3,3 gradi rispetto alla media, un maggio freddo e bagnato e i primi mesi dell’anno particolarmente siccitosi“.

Carlo Saccomando

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