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Censis: italiani incerti sul futuro. Uno su due vuole “l’uomo forte al potere”

Il 48% degli italiani dichiara di volere un «uomo forte al potere» che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni.

Lo stato d’animo più diffuso tra gli italiani che guardano al futuro è senza dubbio l’incertezza (per il 69%). Come se non bastasse si aggiunge un 17% che si dichiara pessimista, mentre solo il 14% di dichiara ottimista. A rilevarlo è il Censis nell’ultimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese, che cerca di dare una spiegazione al furore di vivere che negli ultimi tempi ha colpito il nostro popolo.

Secondo il Censis la situazione si è scatenata a causa di vari problemi: la notevole riduzione (nel testo si parla addirittura di rarefazione) del sistema di welfare pubblico, la rottura del cosiddetto ‘ascensore sociale‘, ovvero quel processo che permette di innalzare la propria condizione sociale e che ha finito per provocare grande ansia nel Paese a causa della percezione di un aumento del rischio di un possibile declassamento sociale. Un fenomeno fomentato inoltre dal bluff dell’aumento occupazionale, che ha prodotto un notevole aumento delle assunzioni part time per i giovani (+71,6%), mentre sono stati registrati 959.000 posti di lavoro in meno rispetto al 2007. Una situazione, quella occupazionale creata negli ultimi anni, che non è stata in grado di produrre alcun reddito o crescita.

Oggi il 69% degli italiani è convinto che la mobilità sociale è bloccata, il 63% degli operai crede che in futuro resterà fermo nella condizione socio-economica attuale, perché è difficile salire nella scala sociale, e il 64% degli imprenditori e dei liberi professionisti teme invece la scivolata in basso. Gli italiani hanno dovuto rinunciare ai due pilastri storici della sicurezza familiare, il mattone e i Bot, di fronte a un mercato immobiliare senza più le garanzie di rivalutazione di una volta e a titoli di Stato dai rendimenti infinitesimali.

Si registra che dal 2011 ad oggi la ricchezza immobiliare delle famiglie abbia subito una decurtazione del 12,6%. Secondo il 74% nei prossimi anni l’economia continuerà a oscillare tra mini-crescita e stagnazione, e il 26% è sicuro che è in arrivo una nuova recessione. Preoccupazioni che hanno determinato alcuni processi di difesa degli interessi personali come la riduzione dei consumi, la prestazione di attività lavorative non dichiarate al fisco cosiddette in «nero» e l’accumulo di denaro contante. Proprio a causa di quest’ultimo si è notato un aumento del 33,6% di contante e depositi bancari nel decennio 2008-2018 (contro il -0,4% delle attività finanziarie complessive delle famiglie).

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Lo stress esistenziale, che riguarda sopratutto il rapporto di ciascuno con il proprio futuro, si sta manifestando con sintomi evidenti: nel corso dell’anno il 74% degli italiani si è sentito molto stressato per questioni familiari, per il lavoro o senza un motivo preciso. Al 55% è capitato talvolta di parlare da solo (in auto, in casa). E secondo il 69% l’Italia è ormai un Paese in stato d’ansia. Dal 2015 al 2018 il consumo di ansiolitici e sedativi (misurato in dosi giornaliere per 1.000 abitanti) è aumentato del 23% e gli utilizzatori abituali sono ormai 4,4 milioni (800.000 di più di tre anni fa). Il 75% degli italiani non si fida più degli altri, il 49% ha subito nel corso dell’anno una prepotenza in un luogo pubblico (insulti, spintoni), il 44% si sente insicuro nelle vie che frequenta abitualmente, il 26% ha litigato con qualcuno per strada.

Il pensiero politico: 1 su 2 vorrebbe un uomo forte al potere

Alcune ripercussioni si evidenziano anche sul pensiero politico nostrano: il 19% degli italiani parla frequentemente di politica. Il 76% non ha fiducia nei partiti (e la percentuale sale all’81% tra gli operai e all’89% tra i disoccupati), mentre il 58% degli operai e il 55% dei disoccupati sono scontenti di come funziona la democrazia in Italia. Un dato importante, figlio del processo in atto, è la convinzione da parte del 48% (quasi un italiano su due) che l’Italia necessiti di un «uomo forte al potere» che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni (e il dato sale al 56% tra le persone con redditi bassi, al 62% tra i soggetti meno istruiti, al 67% tra gli operai). Ha ancora chance di raccogliere il giusto consenso il politico che pensa al futuro e alle giovani generazioni (secondo il 47% degli italiani), piuttosto che esclusivamente al consenso elettorale (3%).

Le notizie più lette dagli italiani

A livello giornalistico è interessante analizzare i principali interessi degli italiani per quanto riguarda l’informazione e più in generale le notizie: le cronache della politica nazionale registrano l’interesse del 42% della popolazione e superano le voci classiche dei palinsesti come lo sport (29%) o la cronaca nera (26%) e rosa (18%). Nelle diete informative una importanza ancora minore è attribuita alle notizie economiche (15%) e soprattutto alla politica estera (10%). Nonostante il grande interesse per la politica dal 1958 ad oggi l’area del non voto alle elezioni politiche (astenuti, schede bianche e nulle) è triplicata: il 9,6% degli aventi diritto nel 1958, l’11,3% nel 1968, il 13,4% nel 1979, il 18% nel 1992, il 24,3% nel 2001, fino al 29,4% nel 2018.

La violenza sulle donne

Il 73,2% degli italiani è convinto che la violenza sulle donne sia un problema reale della nostra società che evidenzia come in Italia sia ancora presente una forte disparità tra uomini e donne, mentre il 23,3% ritiene che sia un problema che riguarda solo una piccola minoranza, emarginata dal punto di vista economico e sociale. Solo il 3,5% della popolazione ritiene che non si tratti di un problema e che siano casi isolati cui viene data una eccessiva attenzione mediatica. Ma nel periodo tra il 1° agosto 2018 e il 31 luglio 2019 in Italia ci sono stati 92 omicidi di donne maturati in ambito familiare e affettivo. Nello stesso periodo le denunce di stalking sono state 12.733 e nel 76% dei casi la vittima era una donna. Le denunce per maltrattamenti contro familiari e conviventi erano 15.626 nel 2017 e nell’80% dei casi la parte offesa era una donna. Le violenze sessuali denunciate nel 2018 sono state 4.887, aumentate del 5,5% in un anno.

Italexit, la maggioranza è contraria

Il 62% degli italiani è convinto che non si debba uscire dall’Unione europea, ma il 25%, uno su quattro, è invece favorevole all’Italexit. Se il 61% dice no al ritorno della lira, il 24% è favorevole e se il 49% si dice contrario alla riattivazione delle dogane alla frontiere interne della Ue, considerate un ostacolo alla libera circolazione di merci e persone, il 32% sarebbe invece per rimetterle.

Istruzione

Pochi laureati, frequenti abbandoni scolastici, bassi livelli di competenze tra i giovani e gli adulti: sono queste le criticità del sistema educativo italiano. Il 52,1% dei 60-64enni si è fermato alla licenza media (a fronte del 31,6% medio nell’Unione europea). Ma anche tra i 25-39enni il 26,4% non ha conseguito un titolo di studio superiore (contro il 16,3% medio della Ue). Il 14,5% dei 18-24enni (quasi 600.000 persone) non possiede né il diploma, né la qualifica e non frequenta percorsi formativi. Una condizione alla quale si aggiunge un’insufficiente comprensione della lingua inglese parlata, che riguarda il 64,3% degli studenti dell’ultimo anno delle scuole secondarie di secondo grado, mentre il 68% degli adulti non possiede sufficienti conoscenze finanziarie di base.

Fiducia in medici e giornalisti

Infine solo il 18% degli italiani non ha fiducia nei medici di base e la percentuale scende al 9% nel caso degli specialisti. E in epoca di fake news diffuse nei social network solo il 21% non crede che soltanto i giornalisti professionisti dispongano delle doti indispensabili per offrire una corretta informazione.

Carlo Saccomando

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