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Cepu e lo strano caso dello studente abbandonato a se stesso

La Corte d’Appello di Roma (Sezione III Civile) si è pronunciata sulla vicenda che vedeva coinvolti uno studente in Medicina e Chirurgia e la società CEPU della sede di Cassino. Lo stesso per usufruire del servizio erogato aveva sborsato poco più di 24.000 euro.

I fatti in questione risalgono all’anno 2008 quando lo studente fece causa a Cepu, presso il Tribunale di Cassino, a suo dire per un grave inadempimento contrattuale. Nello specifico l’accusa è quella di non aver fornito un’assistenza adeguata alla preparazione degli esami universitari poiché gli insegnanti, giovani neolaureati alla prima esperienza lavorativa, messi a disposizione dello studente non solo non erano abilitati all’insegnamento ma nemmeno avevano mai conseguito una laurea adatta ad insegnare le materie per le quali impartivano lezioni.

Cepu studente
(Pixabay)

Inoltre è stata comprovata una totale assenza di professionalità da parte dell’azienda e dei tutor in quanto questi ultimi poco dopo aver iniziato il percorso formativo, hanno abbandonato lo studente al proprio destino lasciandolo totalmente privo di insegnanti e quindi di assistenza alla preparazione delle materie d’esame.

Una situazione alquanto paradossale che ha causato gravi disagi ed enormi ritardi nell’attività didattica e nel percorso di studi: lo studente in quattro anni è riuscito a sostenere solamente due esami, mentre si sarebbe dovuti arrivare al conseguimento della laurea come invece gli era stato prospettato dal suddetto centro di formazione universitaria.

Tra i fatti più gravi spicca la vicenda riguardante una tutor messa a disposizione dalla Cepu di Cassino, che aveva fatto credere di essere laureata in Medicina e Chirurgia. Una volta appurata l’inaffidabilità e la scarsa conoscenza della materia lo studente è si è visto costretto ad intraprendere un’azione legale che poi ha portato alla sentenza di questi giorni.

Cepu studente

Ebbene dopo dodici anni e due gradi di giudizio, si è finalmente arrivati a mettere un punto di chiusura sulla vicenda che si è conclusa in favore dello studente cassinate. Infatti nella sentenza si evince come i Magistrati della Corte d’Appello di Roma, contrariamente ai giudici del Tribunale di Cassino nel primo grado di giudizio, abbiano compreso appieno la gravità della cosa e si siano pronunciati con una sentenza di totale condanna nei confronti della Cepu s.r.l. ed un risarcimento complessivo in favore del querelante di oltre 20.000 euro.

Soldi che a quanto pare non verranno probabilmente mai elargiti in quanto la Cepu è fallita, beneficiando in questo caso delle lungaggini della Giustizia italiana(sei anni di primo grado più sei anni di secondo grado).

E come se non bastasse oltre il danno c’è anche la beffa, perché Cesd s.r.l., poco prima del fallimento, ha deciso di affittare le sue attività e la gestione dei marchi (incluso Cepu) alla Studium s.r.l., società creata a Roma dai figli di Francesco Polidori, che guarda caso è il fondatore della stessa Cesd. Attraverso questa nuova società l’azienda continua ad erogare gli stessi servizi, a pubblicizzarsi sulle televisioni nazionali, ad aprire nuove sedi ed fondare università.

La speranza è che nonostante la vecchia società proprietaria del marchio Cepu sia fallita, la nuova società possa rendersi conto dello spiacevole inconveniente e rimborsare lo studente. Perché più che la pubblicità di Cristiano Ronaldo che consiglia eCampus, si rivelerebbe di grande impatto nell’opinione pubblica la notizia che la società ha rimborsato uno studente che ha vissuto un’esperienza negativa.

Carlo Saccomando

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