Il presidente cileno Sebastián Piñera pochi giorni dopo aver annunciato di essere “in guerra contro un nemico potente e implacabile e organizzato“, ammette le proprie colpe e chiede perdono ai propri compatrioti per non aver compreso in tempo il malessere sociale.
“I diversi governi non sono o non siamo stati capaci di riconoscere questa situazione in tutte la sua grandezza. Questa situazione di iniquità e abusi, che ha comportato un’espressione genuina e autentica da parte di milioni di cileni. Ammetto questa mancanza di visione e chiedo perdono ai miei compatrioti“. Queste in sintesi le parole del capo di Stato cileno.
Il mea culpa ha avuto luogo ieri sera in diretta televisiva e social, nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Palazzo della Moneda, a Santiago del Cile, nella quale Piñera ha ammesso di aver finalmente ascoltato il popolo, manifestando comunque grande preoccupazione per l’ordine pubblico e per il ritorno del Paese alla “normalità” dopo i disordini cominciati venerdì per l’aumento dei biglietti della metropolitana, che hanno provocato 15 morti.
Evento che ha scatenato una dura lotta tra le forze di polizia e i protestanti, caratterizzata da atti di violenza, la distruzione di decine di stazioni della polizia e stazioni bus e metropolitana, e la mobilitazione di circa 8mila militari. Numerosi i feriti durante gli scontri e si segnalano circa mille persone poste agli arresti.

Le organizzazioni sindacali hanno indetto uno sciopero generale nazionale di due giorni in Cile, manifestazione non autorizzata dal Ministero dell’Interno. Con l’apertura di ieri le 20 sigle sindacali potrebbero intercettare le misure sociali promesse del presidente e riaprire il dialogo. La cosiddetta “agenda sociale” comprende dieci misure, molte delle quali inerenti le pensioni, che sono fra le più basse del pianeta. Si interverrà inoltre per ridurre il costo della salute e dei farmaci, aumentare il salario minimo e creare una imposta sulla ricchezza.
Carlo Saccomando