• 25 Gennaio 2021
  • ECONOMIA

Come sarà l’Italia digitale di domani? Possiamo saperlo osservando i Ced

Il processo di digitalizzazione, che oggi vediamo diffondersi con passo accelerato in Italia e in altre parti del mondo, ha interessato già negli anni Sessanta piccole strutture organizzative, facenti parte di aziende, che col tempo hanno assunto dimensioni sempre maggiori, al punto da divenire esse stesse aziende autonome.

Tali strutture organizzative fortemente digitalizzate sono i Centri di Elaborazione Dati (il nome viene spesso abbreviato con l’acronimo Ced). Nei Ced vi lavorano persone con diverse specializzazioni.

Vi lavorano operatori di sistema, che monitorano e controllano i processi elaborativi, coadiuvati da uno strumento software chiamato operatore automatico che all’occorrenza invia in modo automatico istruzioni ai robot per montare o smontare i nastri sui quali risiedono dati storici da elaborare.

Vi lavorano schedulatori di processi elaborativi, che pianificano e programmano la sequenza dei processi da eseguire coadiuvati da uno strumento software chiamato schedulatore automatico che, al verificarsi di determinati eventi (per es., ad una data ora, o dopo che è terminato un determinato processo) attiva a catena, secondo quanto stabilito dagli schedulatori umani, una serie di elaborazioni, coordinandosi con l’operatore automatico e con i robot.

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Vi lavorano i programmatori applicativi, che sviluppano programmi scritti in vari linguaggi di programmazione contenenti le istruzioni da fare eseguire al computer per svolgere specifiche operazioni (per es., guidare una persona nella stipula di un contratto di assicurazione); tali programmi vengono poi raggruppati in un’unica applicazione alla quale viene assegnato un nome specifico.

Vi lavorano i sistemisti, che installano, personalizzano, aggiornano i sistemi operativi che fanno funzionare i computer che governano in maniera automatizzata tutti i processi elaborativi del Ced.

Vi lavorano: gli specialisti di storage (per la gestione automatizzata dei dati residenti sui dischi e sui nastri); gli specialisti di reti (per consentire agli utenti di collegarsi al sistema informatico); gli specialisti di base dati (dove risiedono i nostri conti correnti, le nostre polizze assicurative, la nostra dichiarazione dei redditi); gli specialisti della sicurezza (per abilitare gli utenti ad accedere ai vari servizi in base alle proprie credenziali).

Vi lavorano esperti di prestazioni elaborative, che ottimizzano le prestazioni dei sistemi in modo che ad ogni utente (tra cui ci sono anche gli operatori, gli schedulatori, i programmatori, i sistemisti) venga garantito il servizio nonché l’accesso ai dati in tempi accettabili (stabiliti dai responsabili del Ced).

Vi lavorano i responsabili del Ced, che stabiliscono la quantità di risorse hardware da allocare sulla base del numero di utenti da servire e dei livelli di servizio da erogare (tempi di risposta): essi poi comunicano gli obiettivi di produzione ai sistemisti in modo tale che gli obiettivi vengano trasmessi al computer (un computer centrale, detto “mainframe”, utilizzato nei Ced di grandi dimensioni) che ha il compito di pilotare la produzione in modo da garantire agli utenti i livelli di servizio stabiliti dai responsabili del Ced.

Il Ced dunque è una sorta di cittadella dove centinaia di persone tra cui specialisti, utenti, funzionari aziendali interagiscono tra loro e con automi software e robot hardware per produrre dati, informazioni, servizi informatici. Non a caso nei Ced si parla di “produzione”, intendendo con tale termine la “produzione del servizio” (del servizio informatico).

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Con lo smart working (ovvero, home working o telelavoro) e con la diffusione sempre maggiore dei servizi digitali offerti da banche, poste, PA e quant’altro, i Ced delle rispettive amministrazioni si sono estesi fino alle nostre case e ogni cittadino diviene ora utente di quei Ced e lavora in quei Ced da remoto: si collega via internet, accede digitando le proprie credenziali, lavora per dare servizio ad altre persone e per dare servizio a se stesso (per esempio nel caso del self service: home banking, home insurance, spesa online e quant’altro).

È stato dimostrato matematicamente, e verificato con esperimenti di laboratorio, che un Centro di Elaborazione Dati si comporta come una nazione digitale. Ne deriva che una nazione digitale si comporterà come un Ced. Nei Ced da almeno cinquant’anni circola la moneta digitale (che si chiama “service unit” nei Ced che utilizzano computer mainframe IBM), e la predizione fatta circa trent’anni fa da una studentessa di economia e da un informatico sull’adozione della moneta digitale anche da parte delle nazioni che evolvono verso il digitale è oggi sotto gli occhi di tutti (si legga l’articolo Arriva l’euro digitale: si poteva prevedere la sua nascita?”).

Che sia l’euro digitale gestito dalla Banca centrale (Bce) o la lira digitale gestita dallo Stato centrale non fa alcuna differenza dal punto di vista funzionale della moneta digitale gestita in modo centralizzato (a differenza delle criptovalute la cui gestione avviene, invece, in maniera decentralizzata, ovvero al di fuori del controllo di banche e Stati).

Ma o l’Italia adotterà la lira digitale gestita dallo Stato, circolante solo in Italia e parallelamente all’euro, agganciata a risorse reali come lavoro e capitale fisico, dando più peso all’economia reale che produce benessere per tutti e meno all’economia finanziaria che produce ricchezza per pochi, puntando su investimenti e occupazione sotto l’egida dello Stato attraverso l’IRI (Istituto per la Ricostruzione dell’Italia), e allora l’Italia risorgerà come nazione… o rimarrà invece oppressa da un irripagabile debito pubblico, da una cronica disoccupazione generazionale, dal precariato di massa.

Per sapere come sarà l’Italia digitale di domani è sufficiente studiare il funzionamento dei Centri di Elaborazione Dati di grandi dimensioni gestiti da computer IBM mainframe.

Per sapere come risolvere il problema strutturale che ha l’Italia, la disoccupazione generazionale, ovvero la mancanza di lavoro di un’intera generazione (quella dei nativi digitali, dei nati dopo il 1985), è necessario adottare i principi della nuova teoria economica che è stata sviluppata studiando il funzionamento dei Centri di Elaborazione Dati gestiti da computer IBM mainframe.

Tale nuova teoria economica è una teoria della produzione, e nasce dalla fusione tra le due discipline economia e informatica, da cui deriva il nome che le è stato dato: Economatica.

L’Economatica è non solo digital economy (cioè economia automatica, in cui i processi di produzione e consumo – in particolare dei servizi digitali – di una nazione digitale avvengono in maniera automatizzata attraverso automi e tecnologie digitali), ma è anche digital economics (cioè economia digitale, ove i processi di produzione e consumo di una nazione digitale vengono studiati utilizzando, contemporaneamente, la teoria economica e la teoria informatica).

L’Economatica è una nuova disciplina economica sperimentale che, a differenza dell’economia tradizionale (che non è sperimentale), assurge, a pieno titolo, al rango di scienza, al pari della fisica, della chimica e della biologia.

Claudio Maria Perfetto

I.V.I.

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