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Come vengono tracciati i telefoni cellulari

L’emergenza sanitaria che ha colpito il mondo intero, causata dalla diffusione del Coronavirus, ho costretto i governi di molte nazioni a prendere provvedimenti straordinari e ad imporre ai propri cittadini a non uscire di casa, se non per motivi strettamente necessari come andare a fare la spesa, visite mediche improrogabili oppure per recarsi a lavoro, naturalmente in quest’ultimo caso per quelle categorie professionali considerate strategiche.

Durante la prima fase del lockdown il Governo italiano ha emanato diversi Dpcm nei quali sono state imposte diverse regole ai cittadini, come ad esempio quella di non allontanarsi di 200 metri dalle proprie abitazioni per effettuare una passeggiata, portare a spasso il cane o per effettuare l’attività fisica. E le eventuali trasgressioni alle norme sarebbero state rilevate dalle forze dell’ordine e prontamente sanzionate, come è avvenuto in molti casi.

Molte persone mi ha domandato se la rilevazione delle infrazioni possa essere effettuata attraverso i servizi di localizzazione dei nostri telefoni cellulari, ma cerchiamo di fare un po’ di chiarezza in questo articolo per capire come funziona un sistema GPS.

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Satelliti GPS

I satelliti terresti orbitano ad un’altitudine compresa tra i 10mila e i 35mila kilometri dalla nostra superficie. Nel caso specifico dei satelliti GPS, parliamo di un’altitudine che si aggira attorno ai 20mila kilometri.

Attualmente, i satelliti GPS che orbitano intorno alla Terra sono 32 ed inviano continuamente verso la nostra superficie informazioni legate alla loro posizione. Queste informazioni vengono intercettate dai nostri smartphone, che attraverso il loro hardware e il loro software, sono in grado di calcolare la propria posizione e di auto-localizzarsi su una mappa che verrà a sua volta scaricata dai servizi di Apple o di Google.

Un errore comune è quello di credere che il telefono sia in grado di comunicare con il satellite rispondendo: in realtà il telefono non ha tale potenza, ma solo la capacità di ricavare dai satelliti la propria posizione.

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Il telefono non comunica con i satelliti, riceve solo la sua posizione.

Come funziona quindi la localizzazione?

Immaginiamo per un momento di usare un ricettore GPS per le mappe, come quelli usati dagli esploratori che viaggiano in luoghi sperduti, come in un deserto, in una foresta o ai poli. Questo tipo di dispositivo, notoriamente, ha mappe pre-installate, e non ha una carta SIM per i dati, e nemmeno accesso Wi-Fi, chiaramente perché parliamo di luoghi estremi. Questo significa che tutto il calcolo per la posizione avverrà solo all’interno di esso.

A differenza di un tale dispositivo, per ottenere lo stesso livello di privacy, uno smartphone dovrebbe essere privato della sua carta SIM, della connessione Wi-Fi e dovrebbe poter accedere solo a mappe pre-installate.

Per localizzare un oggetto su una mappa, abbiamo bisogno di coinvolgere almeno tre satelliti, o in alternativa, se il calcolo è fatto a livello terreste tre antenne che possano calcolare ognuna la distanza da esse. Questo concetto è detto “triangolazione del segnale”.

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Triangolazione del segnale

Prendiamo l’esempio terrestre: immaginiamo che un telefono si collegato ad una data cella. Il telefono manderà ripetutamente segnali verso l’antenna alla quale sarà collegato, e questo verrà fatto ogni secondo (questo è percepibile dal cambiamento delle “tacche” sul vostro telefono). L’antenna, che quindi invierà il segnale in maniera radiale, sarà in grado di capire in base a quando avrà mandato il primo segnale, e quando otterrà una risposta, a che distanza si troverà il telefono.

Ad esempio, l’antenna riuscirà a capire che il telefono si trovi a 10 kilometri di distanza, ma non sarà in grado di capire da quale direzione.

L’antenna sa a quale distanza è situato il cellulare, ma non conosce esattamente la sua posizione.

Aggiungendo una seconda antenna, riusciremo ad ottenere due possibili posizioni del telefono, ovvero i punti in cui le due circonferenze si intersecheranno, e con una terza antenna sapremo, con una precisione di una decina di metri, dove si trovi il telefono.

Poiché le antenne sono controllate dai gestori telefonici, essi sono in grado di determinare dove si trovino i vostri smartphone, quindi a capire se abbiate o meno rispettato i limiti dei 200 o 300 metri, e queste informazioni sono state condivise con le Forze dell’Ordine.

Attraverso la triangolazione dei segnali di almeno tre antenne riusciremo a capire esattamente dove si trova il cellulare (con un margine di circa 10 metri)

Lo stesso discorso lo possiamo immaginare quando vediamo nei film i criminali intercettati dalla Polizia attraverso il loro telefono: il meccanismo è esattamente lo stesso.

Questo ci fa capire che, con la triangolazione di un segnale da terra, disattivare i servizi di localizzazione del vostro telefono (l’antenna GPS), è di aiuto solo se vogliate evitare di essere localizzati da Google o da Apple, o se vogliate risparmiare batteria, ma questo non vi permette di non poter essere localizzati da terze parti: l’unica alternativa sarà quella di lasciare il telefono a casa.

Mauro Verderosa

Mauro Verderosa

Esperto di sicurezza informatica e certificato CISSP. Specializzato nel controllo degli accessi e nell'Identity and Access Management (IAM). CEO dell'azienda di sicurezza svizzera PSYND, dell'associazione Swiss-CyberSecurity e della conferenza Zero-Day. Lavora ogni giorno per alcune delle più importanti istituzioni svizzere ed europee nella definizione di strategie di sicurezza.

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