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Con l’Onu, capi di Stato in Kenya: obiettivo è salvare il pianeta

NAIROBI. S’inizia oggi in Kenya la quarta Assemblea delle Nazioni Unite sull’ambiente, che riunisce i 193 Stati membri dell’Onu. Obiettivo del forum ambientale più importante del mondo è capire come salvare il pianeta dal cambiamento climatico e dal sovrasfruttamento delle risorse e in quest’ottica fino al 15 marzo capi di Stato e ministri dell’Ambiente, con Ong, attivisti e amministratori di multinazionali si incontreranno per discutere e assumere impegni, nella prospettiva di un patto globale per l’ambiente.

In rappresentanza dell’Italia è atteso il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Da un lato si guarderà alle soluzioni innovative per risolvere le sfide climatiche, come la geoingegneria, e dall’altro alla produzione e al consumo sostenibili. Nel corso dei negoziati si affronteranno temi critici come lo stop allo spreco alimentare, il sostegno alla decarbonizzazione delle economie e la crisi delle plastiche in mare. Su quest’ultimo fronte il Wwf ha lanciato una mobilitazione per chiedere un Trattato legalmente vincolante per tutti i Paesidel mondo, volto a contrastare l’inquinamento marino dalla plastica. Sono centinaia di migliaia le firme raccolte finora. Ma mettere d’accordo 193 teste sarà un’impresa dura. Ci sono Stati, come l’India, ma anche l’Ue, disposti a mettere al bando gli oggetti monouso di plastica quali piatti e bicchieri. Ma altri ne temono gli impatti economici e occupazionali.

Un altro tema divisivo sono le nuove tecnologie, e in particolare la geoingegneria, che raggruppa diversi approcci: dalle soluzioni che consentono di rimuovere la CO2 dall’atmosfera agli aerosol iniettati nella stratosfera per bloccare i raggi solari e raffreddare il pianeta. Nel forum si discuterà una risoluzione in materia. Una proposta sostenuta dalla Svizzera e da una decina di altre nazioni chiede al programma Ambiente dell’Onu (Unep) uno studio approfondito sulle tecnologie per mitigare gli effetti del riscaldamento globale. Quel che sembra certo è che non è più il momento dirimandare. “Il tempo stringe”, ha evidenziato Joyce Msuya, direttrice esecutiva a interim dell’Unep, che in una lettera agli Stati membri ha chiesto “coraggio e risolutezza” nell’affrontare le sfide ambientali. “È tempo per noi di dare veramente forma alle trasformazioni fondamentali che saranno necessarie per sostenere la vita umana: trasformazioni nei nostri sistemi alimentari, energetici, economici, dei rifiuti, e di fatto anche nei nostri sistemi di valori. In gioco – ha concluso – ci sono la vita e la società, come la maggior parte di noi le conoscono e oggi ne godono”.

Piero Abrate

Giornalista professionista dal 1990, in passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. È stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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