STORIA

Congiure e nemici interni, quando Roma rischiò davvero

Siamo abituati a pensare che i momenti peggiori di Roma siano stati la sconfitta di Canne o la disfatta di Teutoburgo. E invece uno dei momenti più rischiosi in assoluto per la storia di Roma non si verificò per un nemico esterno, ma per degli amici scontenti. “Romolo nello stesso giorno ebbe come concittadini quelli che erano suoi nemici.

“E’ un proverbio tipico del mondo romano che fa ben capire quanto la forza di Roma sia stata l’assimilazione delle genti conquistate, che accettavano di farsi rappresentare dal Senato Romano. Una vera aristocrazia che aveva riunito genti fino a quel momento bellicose e inconciliabili. Il meccanismo della cittadinanza romana consentiva di stabilirsi liberamente nelle colonie latine, e il solo trasferimento nella città di Roma, dava automaticamente la cittadinanza piena, optimo iure. Un afflusso notevolissimo di “nuovi” cittadini, ingrossò le file di Roma, fino a quando le elìte iniziarono a lamentarsi e il Senato cominciò a “frenare”.

Con una serie di provvedimenti, i Cives vennero distinti dai Socii, e molti di loro vennero espulsi, perdendo automaticamente la cittadinanza. Eppure, le richieste di Roma, in termini di contributo umano, di armi e di collaborazione rimanevano eguali. E questo mise in crisi la società romana, peggio di un Annibale o un Arminio. I Soci italici erano sempre più scontenti, e in quel periodo un metodo facile per ottenere consensi era quello di cavalcare la volontà dei “collaboratori” di Roma di contare qualcosa. Il tribuno Druso, attorno al 91, era asceso alla politica romana puntando esattamente su questo. Significativa la sua proposta di legge. I tribunali che dovevano giudicare sulla malversazione nelle provincie dovevano passare dal controllo dei cavalieri a quello del Senato. Il quale però, avrebbe avuto 300 membri in più, pescati esattamente dal rango equestre. Una proposta che in realtà scontentò quasi tutti, e che portò non solo alla sua emarginazione politica, ma soprattutto al suo omicidio. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Una buona parte dei Socii si ribellarono, Marsi e Sanniti in testa. Un proprio senato e una propria capitale, Corfinio, manifestavano la volontà di creare quello stato che Roma non era in grado di riconoscere.

Le guerre sociali furono gravi non solo dal punto di viste meramente bellico, ma soprattutto perchè furono il segno di un malessere della società romana, a dir poco terribile. Il blocco del meccanismo di assorbimento dei “nuovi romani”. Una tragedia sociale che minò alle fondamenta la storia Romana e che ebbe in sè il germe di una ulteriore rivolta. I socii, spesso, unirono a loro degli schiavi, i quali nemmeno molto tempo dopo, avrebbero trovato un capo in grado di scuotere nuovamente Roma dalle fondamenta. Spartaco.

Articoli Correlati