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Consiglio superiore della magistratura: tutti contro tutti

ROMA. Si fa aspro lo scontro fra i poteri e le fazioni all’interno del Consiglio superiore della magistratura. Una situazione che ha messo molto in discussione la fiducia che i cittadini avevano verso l’organismo supremo dell’organo giudiziario. Le mancate dimissioni dei consiglieri del Csm, ma soprattutto il documento con cui ieri Magistratura Indipendente ha chiesto ai togati autosospesi di riprendere l’esercizio delle loro funzioni, stanno facendo traballare pericolosamente e vistosamente la giunta dell’Anm. Giunta guidata da Pasquale Grasso (Magistratura Indipendente) e sostenuta oltre che dal suo gruppo anche dalla corrente centrista di Unicost e dalle toghe progressiste di Area.

La ragione è che appena qualche giorno fa l’intero parlamentino dell’Anm aveva approvato all’unanimità un documento in cui si chiedevano le immediate dimissioni dei consiglieri. “Il deliberato di MI è sicuramente una violazione dell’accordo associativo alla base della giunta”, avverte Eugenio Albamonte, esponente di Area. Nel frattempo la procura di Perugia indaga su un bel po’ di magistrati di Roma e l’ipotesi del reato è la pressione e il condizionamento per la scelta dei capi di alcune procure. Tra queste anche la stessa procura romana e, quindi, la scelta del successore di Giuseppe Pignatone. Luca Palamara, che fu già presidente dell’associazione nazionale magistrati, è indagato per corruzione, mentre il membro del Csm, Luigi Spina, è indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto d’ufficio e si è dimesso dal Csm. Non mancano, come emerge dalle carte dell’inchiesta, altri fatti, altri particolari, altri uomini. Come la riunione in un albergo di Roma per decidere sulla nomina al vertice della procura romana. Riunione notturna con Luca Palamara, due parlamentari del Pd, Luca Lotti e Cosimo Ferri, e cinque consiglieri del Csm e di questi due si sono dimessi dal Csm: Gianluigi Morlini di Unicost e Paolo Criscuoli di Magistratura Indipendente. Come è facile capire, il Consiglio superiore della magistratura è investito da un grande scandalo che lo delegittima agli occhi delle procure e degli stessi italiani. Un dramma morale al cui cospetto i casi di corruzione ordinaria sono scherzi tra bambini innocenti.

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