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Coronavirus ed economia: la soluzione alla crisi è la moneta digitale di Stato

In che modo le istituzioni e le politiche europee potranno risolvere i problemi interni dell’Italia? Una possibile risposta è che l’Italia stessa dovrebbe provvedere a risolvere i propri problemi interni.

Era questo il pensiero che voleva esprimere, probabilmente, il presidente della Bce Christine Lagarde quando ha affermato che “non siamo qui per chiudere gli spread, ci sono altri strumenti e altri attori per gestire quelle questioni”.

Quali potrebbero essere “gli altri attori” se non il Governo, e quali potrebbero essere gli “altri strumenti” se non la politica fiscale?

In Italia si chiudono i comuni per evitare di esportare i contagi sanitari; si chiudono le regioni per evitare di importare i contagi. In Europa si chiudono le frontiere per evitare di importare e di esportare i contagi.

Le Borse, però, restano aperte, e i contagi finanziari (i crolli) si diffondono. In questi casi il pericolo sono gli speculatori, che possono mettere facilmente le mani su aziende italiane di interesse nazionale (es. Generali, Eni, Enel).

Come ci sono città-focolaio che vengono chiuse per evitare che il virus si diffonda, così anche la Borsa andrebbe chiusa per evitare che gli speculatori comprino le aziende italiane a prezzi di saldo.

Intanto lo spread sale a 320 punti e questo significa che l’Italia deve pagare interessi più elevati per ricevere denaro in prestito al fine di finanziare le misure che sta mettendo in campo per sostenere lavoratori, famiglie e imprese.

Virus e speculatori non hanno “colpa” di tutto ciò: agiscono secondo la loro natura, fanno la loro parte. Anche il Governo fa la sua parte sul fronte sanitario, e risponde all’attacco del virus in modo appropriato e con efficacia progressivamente crescente.

Sul fronte fiscale le misure governative danno un po’ di sollievo (ma solo un po’) a famiglie e imprese; e comunque non a tutti, certamente non ai lavoratori in nero che operano nei cantieri edili ora chiusi.

Ma è sul fronte finanziario che il Governo mostra i suoi fianchi deboli, attaccati da un lato dagli speculatori finanziari e dall’altro dalla tentazione di chiedere all’Europa di accedere al Fondo Salva-Stati.

È del 17 marzo 2020 la notizia che Conte, Macron e Sánchez chiedono di utilizzare il Fondo Salva-Stati per contrastare le conseguenze economiche del coronavirus. L’accesso al Fondo Salva-Stati impegna il Paese richiedente ad osservare condizioni molto rigide, che oggi potrebbero essere rese flessibili a causa della crisi sanitaria, ma che domani, superata la crisi, ritornerebbero a irrigidirsi a causa dell’accresciuta debolezza finanziaria. E l’Italia si troverebbe a dover affrontare gli stessi enormi sacrifici che ha dovuto affrontare la Grecia quando ha chiesto l’accesso al Fondo Salva-Stati nel periodo dal 20 agosto 2015 al 6 agosto 2018 ricevendo sì i soldi ma la maggior parte dei quali è servita a ricapitalizzare il sistema creditizio del Paese e ripagare i creditori, soprattutto le banche francesi e tedesche. 

Come arginare l’assalto degli speculatori e come evitare il ricorso al Fondo Salva-Stati?

Si potrebbero applicare al sistema finanziario italiano le stesse misure estreme di contenimento applicate alla popolazione per arginare il contagio di coronavirus. In pratica circoscrivere finanziariamente il territorio italiano introducendo, con una sorta di cordone di sicurezza monetario, una moneta scambiabile solo all’interno dell’Italia. Ciò non significa escludere l’euro, significa chiedere prestiti in misura minore.

La nuova moneta da utilizzare è la moneta digitale di Stato gestita dallo Stato per finanziare imprese e famiglie. Una moneta digitale da ancorare al valore del patrimonio italiano: quadri, edifici, monumenti. 

Claudio Maria Perfetto

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