STORIA

Dal “dopo Maastricht” ad Amsterdam

“Europa in pillole”, rubrica a cura del Prof. Franco Peretti

(1992-1997)

Il clima europeo dopo Maastricht

Il quinquennio dal 1992 al 1997 rappresenta per l’ormai nata Unione Europea un periodo di cambiamenti legati sia al Trattato di Maastricht sia al passaggio del testimone da parte di un autorevole politico, Jacques Delors, che ritiene ormai esaurito il suo compito di presidente della Commissione. Sono anni non certamente facili, che producono effetti positivi, ma fanno anche registrare sostanziali fallimenti. Fin dal momento della sua approvazione il Trattato di Maastricht registra qualche difficoltà nella ratifica e nell’applicazione : la Danimarca boccia il Trattato, la Francia arriva all’approvazione mediante un referendum con un risultato favorevole ai sì assai risicato. Interessanti anche i sondaggi condotti nei vari stati per capire il clima politico nei confronti della Comunità. Nel Regno Unito emerge sempre in modo consistente la diffidenza nei confronti dei paesi del continente, anche perché è forte da parte degli inglesi l’avversione per l’asse franco-tedesco. In Francia, dove è ancora vivo il ricordo della politica di grandeur di De Gaulle, i suoi superstiti seguaci e i nostalgici sostenitori, con Charles Pasqua e Philippe Seguin, esprimono tutta una serie di considerazioni decisamente negative. A questi si deve aggiungere il leader storico della destra Le Pen. In Germania, essendo la moneta tedesca molto forte, spaventa il pensiero di una unica moneta, che corre il rischio di essere indebolita ed inquinata da Stati, come quelli dell’Europa meridionale, la cui valuta è molto debole ed oscillante. Il clima ostile tedesco deriva in modo particolare dalle posizioni critiche della Bundesbank. Anche in Italia, nel breve periodo del primo governo Berlusconi, vengono lanciati messaggi, in modo particolare dal ministro Antonio Martino, che sembrano voler sottolineare un distacco dell’esecutivo italiano dalla linea e dai principi di Maastricht. Solo con il ministero Dini prima e Prodi dopo vengono riprese le tematiche utili per un’adesione convinta dell’Italia all’Unione Europea.

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Da sinistra l’ex ministro della Difesa italiana, Antonio Martino, e l’ex segretario della difesa Usa, Donald H. Rumsfeld (Wikipedia)

In questo contesto, nel quale emergono in modo particolare le perplessità delle istituzioni statali , merita anche di essere sottolineato un certo distacco dalla politica europea da parte dei cittadini comunitari. Nelle elezioni europee del 1994 si registra una percentuale assai bassa di votanti: vanno infatti alle urne solo il 56,5% degli aventi diritto al voto.. Un dato ancora più allarmante si ha, con riferimento ai votanti francesi. In Francia il visconte De Villiers, con il suo partito anti Maastricht, costituito da poco tempo, ottiene il 12,3% dei consensi.

La situazione italiana

L’Italia vive in questa fase una situazione di particolare crisi. Dopo la fine della prima repubblica, nel 1992, deve essere affrontata una difficile situazione monetaria con una conseguente svalutazione. Tale operazione produce una forte tensioni con i governi dei paesi dell’ Europa. In particolare i rapporti diventano tesi con Francia e Germania. Per rendere di nuovo buoni i rapporti con i due precitati paesi, il governo italiano si deve impegnare a raggiungere due precisi obiettivi:

  1. Riduzione dell’inflazione
  2. Intervento per l’ abbattimento del deficit di bilancio.

Dal 1992 al 1997 si realizza l’operazione di risanamento del bilancio. Il primo governo ad intervenire è quello di Amato, continuano la sua opera gli esecutivi di Ciampi e di Dini e con determinazione prosegue il lavoro di risistemazione del bilancio quello di Prodi. Mentre in Italia i governi operano nella direzione di ridurre il deficit , che vede scendere il rapporto debito/pil dal 10/11 % al 3,2 %, nell’Unione Europea, a livello di Commissione, due italiani, Emma Bonino e Mario Monti, mettono a disposizione la propria competenza professionale per contribuire al percorso iniziato dalla Comunità con il Trattato di Maastricht.

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Emma Bonino (s) e l’ex presidente del Consiglio Mario Monti

Delors si appresta a lasciare

Dopo aver preparato il Consiglio Europeo di Maastricht con il suo primo libro bianco, Delors scrive un secondo libro bianco nel 1993 con una precisa finalità, quella di delineare il raggio di azione dell’Unione Europea fino alla fine del secolo, partendo dalle indicazioni contenute nei tre pilastri del Trattato con una ben chiara intenzione. Delors vuole che l’Unione Europea si occupi anche di interventi nel campo sociale con uno puntuale richiamo alla necessità di costruire progetti atti a favorire l’occupazione. Il testo ha un titolo assai impegnativo: “Crescita, competitività ed occupazione: la sfida da percorrere per entrare nel XXI secolo.” Questo piano, che può ben essere considerato il compendio filosofico del Presidente della Commissione, viene approvato nel Consiglio Europeo di Bruxelles nel dicembre 1993. E’ opportuno ricordare in questa sede di rivisitazione storica, due punti fondamentali del testo, che danno valore a tutte le pagine:

  • La responsabilità politica dei paesi sottoscrittori del Trattato. In parole semplici tutti gli stati devono sentirsi impegnati ad attuare i programmi sottoscritti, perché questo impegno rappresenta il presupposto dello sviluppo.
  • La creazione di 15 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2000. In questo modo si individua un nuovo modello operativo per garantire la crescita non solo economica ma anche sociale. Particolarmente interessante è la riflessione di Delors sull’Importanza delle reti. Una vera unione non può prescindere da una serie di reti transeuropee non solo nel settore dei trasporti, ma anche dell’energia, dell’informatica e delle tecnologie. La razionalizzazione di tutto questo richiede ovviamente molte risorse economiche, che ancora non esistono. Questo sarà il vero punto debole di tutta la proposta del presidente della Commissione.
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Giuliano Amato (Wikipedia)

Nel 1994 , durante il Consiglio di Corfù del 25 e 26 giugno, è all’ordine del giorno anche la nomina del successore di Delors. Questo argomento fa nascere molte discussioni tra i partecipanti, discussioni che fanno emergere le differenti posizioni dei governi e soprattutto le diverse filosofie politiche dei protagonisti del vertice. Ecco una breve sintesi della articolata questione. Il premier inglese Major esprime l’intenzione di bocciare tutti quei candidati, che possano rappresentare la continuità rispetto a Delors. Il presidente del consiglio italiano Berlusconi si oppone ad una proposta di candidatura italiana, quella di Giuliano Amato, per motivi di politica interna, anche se Amato ha diversi sostenitori tra i capi di stato e governo presenti. Alla fine per superare la situazione di stallo, che si è generata, vien presa in considerazione la candidatura del lussemburghese Jacques Santer. Poiché ha tra i suoi grandi elettori il cancelliere Kohl , Santer viene nominato e diventa così il nuovo presidente della Commissione al posto di Delors. La scelta caduta su un candidato espressione di un piccolo stato sta ad indicare la volontà del Consiglio Europeo di collocare al vertice della Commissione un personaggio privo di quella forza necessaria a portare avanti grandi proposte transnazionali o sovranazionali.

Nuovi membri dell’Unione Europea

L’anno 1993 si caratterizza anche come anno delle trattative per l’ingresso di quattro stati nell’Unione Europea. Svezia, Austria, Finlandia e Norvegia fanno domanda per entrare nella Comunità. Nel 1994 i primi tre concludono in termini positivi le trattative per l’ingresso e, sia pure con particolari concessioni, vengono ammessi E’ bene precisare che la Svezia viene ammessa con la concezione a suo favore di uno sconto sulle quote da versare nei primi tre anni,la Finlandia ottiene consistenti benefici nell’ambito del settore agricolo e l’Austria si fa riconoscere una serie di limitazioni legate al traffico di mezzi pesanti sulle sue strade. La Norvegia invece, pur avendo il suo governo proposto ed accettato di entrare nell’Unione, per varie questioni riferite alla pesca, con un referendum respinge l’accordo e di conseguenza non entra nella Comunità.

In questo periodo, in particolare dal 1993 al 1997, si sviluppa inoltre un dibattito molto approfondito sia sull’opportunità di allargare l’area della UE sia sulle modalità di ingresso dei richiedenti. Il problema, che non riguarda solo le caratteristiche culturali dei popoli, che fanno istanza di ingresso nell’UE, presenta una serie di difficoltà, anche perché i paesi ex comunisti sono impreparati ad affrontare la privatizzazione dell’economia già socialiste e le difficoltà del libero mercato. L’ingresso dei paesi ex comunisti, che hanno una popolazione con un reddito pro capite più basso di quello degli altri paesi provocherebbe l’abbassamento del reddito medio dell’Unione, con la conseguente esclusione da vantaggi del fondo di coesione per Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia.

Da sinistra Bill Clinton e Jacques Chirac (Wikipedia)

Di seguito vengono riportate le teorie politiche,che si sviluppano in questa fase:

a) Europa a più velocità: pur restando unico il percorso ed identico l’obiettivo finale, sono i tempi ed i ritmi della realizzazione che variano.
b) Europa à la carte: agli stati è lasciata la libertà di scelta dei programmi ai quali aderire. Questa soluzione è caldeggiata dal Regno Unito, che così avrebbe la possibilità di scegliere solo le soluzioni ritenute più idonee alla sua politica governativa.
c) Europa flessibile a geometria variabile: esiste una piattaforma comune, chiamata zona di libero scambio, migliorata ed ampliata da altri programmi collaterali. Agli stati membri è lasciata totale libertà di aderire o meno a questi programmi.
d) Documento della CDU tedesca: si tratta di un progetto politico, che introduce una divisione tra gli stati, non mettendoli, da un punto di vista dell’importanza, tutti sullo stesso piano.

Sono cinque gli elementi significativi del progetto, che vede tra i promotori anche Kohl:

  1. sviluppo costituzionale dell’Unione Europea
  2. riconoscimento di uno zoccolo duro composto da Germania Francia e Benelux
  3. rafforzamento dei rapporti tra Francia e Germania
  4. rafforzamento di una politica estera comune con la creazione di una cellula di pianificazione
  5. apertura ai paesi dell’est europeo sempre allo scopo di portare avanti una politica comune.
    Poiché il testo della CDU presuppone stati di prima serie e stati di seconda serie questa impostazione progettuale viene bocciata in particolare da Italia, Spagna e Gran Bretagna.
    e) Europa a cerchi concentrici : questa teoria è sostenuta da Balladur, primo ministro francese durante la presidenza Chirac. Secondo questa teoria l’ Europa è a cerchi concentrici
  6. Il primo cerchio è formato da stati impegnati a far crescere l’ Unione Europea
  7. In altri cerchi si possono collocare gli stati che hanno interesse a realizzare qualche parte dei programmi europei per trarre un proprio profitto e beneficio.
    Il dibattito che si sviluppa in questi anni su queste ed altre tematiche, politica estera compresa, pone le premesse di un nuovo testo dei trattati, i trattati di Amsterdam.

Prof. Franco Peretti

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Franco Peretti

Professore ed esperto di diritto europeo

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