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Decreto riaperture, confermato il coprifuoco alle 22 ma la Lega non ci sta

Il Consiglio dei ministri è pronto a dare il via libera al Decreto Riaperture, che partirà dal prossimo 26 aprile. Ma sulla strada delineata dal premier Draghi, strenuo sostenitore della ripartenza graduale per evitare improvvisi picchi della curva epidemiologica così come ha dimostrato il recente caso della Sardegna, si frappone la Lega che ha annunciato la propria astensione nella votazione sul decreto.

Il motivo della discordia è da attribuirsi principalmente alla decisione di mantenere il coprifuoco alle 22 almeno fino al prossimo primo giugno. Sulla questione è intervenuto Matteo Salvini che ha evidenziato nonostante l’opera di mediazione del presidente del Consiglio, tra le diverse anime del governo, abbia prevalso senza alcun dubbio la linea della sinistra, del MoVimento 5 Stelle, di Liberi e Uguali e del ministro della Salute Roberto Speranza. In sostanza la critica mossa dal segretario leghista è che hanno prevalso i criteri ideologici e non quelli scientifici.

La Lega non voterà il decreto in Cdm: il premier Draghi si irrita

Secondo quanto affermano fonti del governo il premier Mario Draghi si sarebbe opposto fermamente alla richiesta di modifica dell’orario di coprifuoco – la Lega chiedeva di posticiparlo di un’ora: dalle 22 alle 23 – e avrebbe mostrato una certa irritazione per l’opposizione del partito guidato da Salvini che nella fase di scrittura della bozza del decreto legge sembrava concorde su tutti i punti.

Oltre la querelle legata al coprifuoco la Lega è molto delusa dal fatto che non sia stata ascoltata nessuno dei cinque suggerimenti proposti all’esecutivo tra cui quello inerente la possibilità di effettuare il servizio al tavolo in ristoranti e bar al chiuso prima di quanto stabilito dal nuovo decreto (il 1° giugno), oppure valutare la riapertura anticipata di piscine (all’aperto dal 15 maggio) e palestre (1° giugno). “Se siamo zona giallo è grazie alla Lega, – afferma Salvini in un video pubblicato su Facebook – però se 500 persone possono chiudersi in un cinema perché 20 non a cena, o in due in palestra. Chiediamo rispetto.

La Lega – prosegue nell’appello sui social – chiede di dare fiducia agli italiani che hanno dimostrato per un anno pazienza e rispetto delle regole. Non potevamo votare un decreto che continua a imporre chiusure, coprifuoco, limitazioni. I dati sanitari fortunatamente sono in netto miglioramento: negli ultimi giorni sono migliaia i letti di ospedale che si sono liberati“.

Mario Draghi, dl riaperture
Il premier Mario Draghi

Decreto riaperture, anche le Regioni hanno chiesto delle modifiche

Il leader del Carroccio ha inoltre sottolineato come il suo partito non sia stato l’unico a chiedere delle modifiche al nuovo dl sulle riaperture ma anche i governatori delle Regioni, a prescindere dallo schieramento politico, abbiano fatto le loro osservazioni in primis il presidente della Conferenza delle Regioni e delle provincie autonome Stefano Bonaccini.

Oltre la proroga di un’ora del coprifuoco le Regioni avevano chiesto alcune modifiche alla bozza del decreto legge come ad esempio la possibilità di effettuare i servizi di ristorazione sia all’aperto che al chiuso, nel rispetto dei protocolli di sicurezza, che venisse eliminata la distinzione di trattamento (servizio al tavolo, in piedi o da asporto) in base agli orari di somministrazione, la ripresa delle attività individuali in palestra al chiuso e in piscine all’aperto già a partire dal 26 aprile, la riapertura del settore legato a matrimoni e cerimonie in genere, l’avvio anticipato dei mercati e l’uniformazione delle date di riapertura degli spettacoli all’aperto e degli eventi sportivi all’aperto.

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