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Falsificavano documenti e contratti, blitz GdF all’anagrafe

ROMA. Falsificavano documenti, certificati di residenza e fornivano falsi contratti d’affitto per consentire il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. Per questo 10 persone sono state arrestate dalla Guardia di Finanza, ed altre tre sono state sottoposte all’obbligo di presentazione. Tra loro anche tre dipendenti dell’Anagrafe capitolina che, dietro compensi variabili tra i 50 e i 100 euro a pratica, emettevano falsi certificati di residenza o rilasciavano prenotazioni per appuntamenti in assenza di ragioni di urgenza.

falsificavano documenti anagrafe

Le indagini hanno fatto emergere un sistema collaudato e strutturato che operava in particolare nel V Municipio della Capitale. La banda era composta da nove cittadini bengalesi che reclutavano connazionali che avevano bisogno del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno. Coinvolti nell’inchiesta anche due italiani che sottoscrivevano contratti d’affitto a persone che poi in realtà non avrebbero mai utilizzato l’abitazione. C’è poi quella che le Fiamme Gialle definiscono ‘compiacenza’ di tre dipendenti dell’Anagrafe capitolina (A.A., classe ’66; A.L., classe ’55; S.T., classe ’60) che – dietro compensi variabili generalmente tra i 50 e i 100 euro per ogni pratica evasa – emettevano certificati di residenza falsi o rilasciavano (anche in bianco, da utilizzare a seconda delle necessità) prenotazioni per appuntamenti in assenza di ragioni di urgenza. Peraltro, il primo dei tre, A.A., ha proseguito nell’attività corruttiva, anche se trasferita ad altro incarico, mantenendo contatti con gli organizzatori al di fuori del Municipio (con ripetuti incontri in locali pubblici, quali i bar) utilizzando spesso nelle conversazioni tra loro la messaggistica Whatsapp. Inoltre c’è il coinvolgimento di due italiani (M.P., classe ’28 e M.S., classe ’72), proprietari di immobili (nelle zone di via di Tor de’ Schiavi e nel quartiere Casal Monastero), disponibili a redigere contratti d’affitto o di comodato d’uso con persone che in realtà lì non vi dimorano, al contrario quindi di quanto attestato nelle dichiarazioni di ospitalità. In un caso, l’appartamento di via Tor de’ Schiavi è stato locato a 17 cittadini extra-comunitari, con offerte di ospitalità dell’alloggio ad altri 32 cittadini stranieri. I proprietari degli immobili venivano spesso “istruiti” sulle dichiarazioni da rendere al vigile urbano in caso di controllo. I pagamenti illeciti all’organizzazione per le “pratiche” evase avvenivano per lo più in denaro contante oppure attraverso ricariche su carte Postpay.

Norbert Ciuccariello

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