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Il cervello è Multitasking: sì, ma bisogna allenarlo!

È un falso mito che l'uomo utilizzi soltanto il 10% del suo cervello, la scienza lo ha dimostrato.

Per anni, la stragrande maggioranza delle persone ha continuato a credere alla storia secondo cui l’uomo sfrutta soltanto il 10% del suo cervello. La scienza ha dimostrato che non è affatto così, e che anzi non esistono aree non sfruttate o dormienti di questo organo. Nella vita di tutti i giorni, ne abbiamo una dimostrazione pratica nel cosiddetto multitasking.

Multitasking è un termine inglese utilizzato in informatica e sta ad indicare la capacità di un sistema operativo di eseguire più compiti (ossia task) contemporaneamente. Lo stesso fa il cervello dell’essere umano, anche se con sfumature molto diverse da persona a persona. C’è chi è in grado di occuparsi di più cose allo stesso tempo, e chi va in tilt immediatamente.

La cosa bella è che essere multitasking è sì una dote naturale, ma è anche qualcosa che si può allenare. D’altra parte, tutti i muscoli si possono allenare e lavorano meglio se stimolati costantemente e correttamente: perché il cervello dovrebbe essere da meno?

cervello

Il cervello viene allenato tutti i giorni, spesso in modo inconsapevole o passivo. Immaginate di trovarvi ad una festa, con tante persone la musica a palla: siete in grado di concentrarvi soltanto sulle parole del vostro interlocutore?

La risposta è ovviamente affermativa, ed è grazie alla cosiddetta attenzione selettiva che ci permette di focalizzarci su alcune categorie di stimoli, ignorando gli altri. In questo modo, il cervello “economizza” le risorse dell’organismo ma allo stesso tempo mette in moto un meccanismo di apprendimento.

A parte questa forma di allenamento quasi involontario, naturalmente esistono molte attività che permettono al cervello di ampliare le proprie capacità multitasking. Un esempio lampante è lo sport. Quante informazioni deve processare in tempo reale un calciatore che deve portare palla, impedire agli avversari di toglierla e scegliere la soluzione migliore (passaggio, dribbling o tiro in porta?).

In generale, tutte le discipline sportive contribuiscono ad aumentare la capacità del cervello di elaborare informazioni in modalità multitasking, ma lo sport non è l’unico esempio. Anche altri giochi sono l’ideale sotto questo punto di vista.

Cosa c’è nel cervello del giocatore di scacchi? (Photo by Ylbert Durishti on Flickr)

La roulette, tanto per citarne uno, è un gioco che può migliorare l’attenzione, la concentrazione, la percezione di sé e la conoscenza delle inevitabili variabili che possono intervenire durante il lancio della pallina. Ma anche gli scacchi, la dama o persino il sudoku sono ottimi strumenti per mantenere il cervello allenato.

Sul lavoro, infine, esistono tre modi per allenare la mente ad essere multitasking:

  • Passare da un’attività all’altra. Quando il cervello passa da un compito all’altro, deve adeguarsi attivando circuiti neuronali differenti. Facendolo spesso, il tempo di reazione diventa sempre più breve.
  • Non perdere mai di vista il workflow. Ci sono compiti più importanti e compiti meno importanti, scadenze più urgenti e scadenze meno urgenti. Avere sempre chiaro cosa c’è da fare e quando permette al cervello di agire più facilmente in multitasking.
  • Tornare sui propri passi. È importante ritagliarsi del tempo per rivedere le informazioni acquisite durante la giornata di lavoro, in questo modo ci saranno molte più probabilità di consolidare la memoria.
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