ARTE

Il femminicidio, la performance alla Biennale di Venezia

VENEZIA. Una performance-artistica sul femminicidio alla Biennale di Venezia, la firma l’artista-tatuatore Marco Manzo, che il 9 maggio presenta nella sede del Padiglione Nazionale Guatemala della Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, una performance sul tema della violenza sulle donne e un’installazione che resterà in mostra nella sede fino al 24 novembre. Si tratta di due opere monumentali composte da oltre venti sculture in marmo bianco di Carrara, che vogliono rappresentare il tema di scottante attualità sociale.

La performance vede alcune donne tatuate interagire con l’installazione “El muro del silencio”, costituita da quattro pareti titolate “Tatuana” e “Salvarse el pellejo”. Sulla pelle delle donne si delineano motivi tipici dello stile “Ornamentale”, di cui Marco Manzo è un maestro, arricchiti a volte da elementi decorativi di tessuti guatemaltechi frammisti a pizzo veneziano, macramè, dentelle, mandala e preziosi gioielli di epoca vittoriana che adornano la donna coprendone le cicatrici fisiche e quelle dell’anima. A tal proposito lo stile “Ornamentale” se da un lato, nei suoi tratti stilistici, fa pensare ad un atto di vanità al contrario, in tale contesto, si trasforma in simbolo di resistenza e ribellione contro le leggi maschili, in testimonianza autobiografica dolorosa e narrazione collettiva, in luogo di memoria per un processo catartico finalizzato al superamento del dramma laddove la femminilità diviene motivo di solidarietà e speranza. Nel corso della performance sarà presentato il “Manifesto del tatuaggio ornamentale” di cui Manzo è autore, testo pubblicato sul catalogo dedicato del Padiglione, in cui emerge una visione sublimata della donna da parte dell’artista in netto contrasto con una condizione che la vede vittima di soprusi e sopraffazioni. Il Manifesto indaga diverse culture e diversi periodi storici, conferendo alla figura femminile un ruolo centrale: la donna non è più soggetto da rappresentare bensì essa stessa diviene arte.

Così come nel pensiero dell’artista anche nella cultura Guatemalteca il tatuaggio equivale a libertà, si pensi alla “Leggenda della Tatuana” del Premio Nobel Miguel Angel Asturias, rappresentata da Manzo su due delle opere in mostra, che narra, nella parte finale, la fuga magica dei due personaggi dalla cella dove erano prigionieri proprio grazie al potere del tatuaggio. Il tatuaggio ornamentale di Manzo vuole essere concettualmente il raggiungimento di questa libertà, l’esaltazione della donna proveniente da una cultura globale che deve fungere da monito e da esempio: in un mondo globalizzato, non si può accettare la violenza, non si deve tollerare il silenzio. Il Padiglione del Guatemala è a cura di Stefania Pieralice, diretto dal Ministro della Cultura Elder de Jesus Suchite Vargas, in rappresentanza dell’arte guatemalteca partecipa, alla sua terza edizione, la scultrice Elsie Wunderlich.

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