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Il Palazzo del Duca a Senigallia che ammira la Rocca Roveresca

SENIGALLIA. La storia dei Della Rovere, che hanno governato Senigallia 27 anni, è strettamente legata a quella del Palazzo del Duca e al comune, prima colonia romana sull’Adriatico, fondato da un mitico “Brenno”, condottiero dei Galli. Palazzo del Duca si affaccia di fronte alla Rocca Roveresca, un sito strategico costituito dalla sovrapposizione di strutture difensive succedutesi nei secoli, fin dalle origini della città. Guidubaldo II della Rovere a metà del Cinquecento costruisce la dimora, su progetto di Gerolamo Genga, che è ingrandita nei decenni successivi dal figlio Francesco Maria II, ultimo rappresentante della dinastia. Dimora di rappresentanza per la corte e per gli illustri ospiti del duca, il palazzo, dalle cui finestre si potevano ammirare le parate militari della piazza Giovanni Della Rovere, riporta ai tempi della famiglia della Rovere, che ha donato a Senigallia prestigio. La città, infatti, è stata capitale di uno Stato con Statuti e Catasti propri, dotata di un assetto urbanistico con una più funzionale cinta muraria, una più potente rocca difensiva, e la zona paludosa delle Saline bonificata, con spazi verdi, “mattonando e saligando tutte le strade”.

PALAZZO DUCA

L’interno del palazzo è provvisto di un magnifico soffitto a 49 cassettoni attribuito a Taddeo Zuccari, che aumenta la magnificenza della Sala del Trono, in cui è visibile un albero genealogico su carta della famiglia Della Rovere. Realizzati tra il 1553 e il 1555, i cassettoni richiamano atmosfere gioiose, allegre, di festa, con un tocco d’ironia e satira riguardo il potere politico e culturale, dipinto dal maestro Zuccari. Si notano qui temi carnascialeschi, che mostrano un immaginario mondo alla rovescia, dove i bambini, rappresentati da puttini, comandano sugli adulti, e i poveri sui ricchi. Oltre alla dimora, la Fontana delle Anatre (o dei Leoni), collocata in posizione decentrata nella piazza, a conferma dell’utilizzo militare di questo spazio, è stata costruita tra il 1599 e il 1602, commissionata da Francesco Maria II della Rovere per rammentare alla popolazione il risanamento della zona paludosa. Il nome deriva dal fatto che le anatre simboleggiano la fauna avicola presente nella zona umida, mentre i giochi d’acqua, a ricordo del controllo delle acque, portatrici di malattie in passato, rappresentano la prosperità.

Particolare del soffitto a cassettoni, palazzo duca
Particolare del soffitto a cassettoni

Simona Cocola

Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.

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