STORIA

Il Trattato di Amsterdam, l’Unione Monetaria, la presidenza Prodi

“Europa in pillole”, rubrica a cura del Prof. Franco Peretti

(1997-1999)

I preparativi per Amsterdam

Dopo il Consiglio Europeo di Maastricht, che comunque lascia un lungo elenco di questioni in sospeso, le istituzioni europee lavorano in modo particolare con due obiettivi precisi. Il primo, quello di dare contenuti specifici e dettagliati ai due pilastri laterali del tempio, cioè al pilastro della politica estera ed al pilastro della sicurezza comune e della giustizia. Il trattato di Maastricht ha definito il pilastro centrale, vale a dire ha delineato una serie di principi per regolare e garantire le istituzioni, ma ha rinviato a tempi migliori la definizione delle altre materie. Il secondo, quello di confermare la tempistica dell’introduzione del sistema monetario unico della comunità.

A rendere concreto l’avvio dell’attuazione di quanto si è appena evidenziato provvede il Consiglio Europeo di Madrid (15 e 16 dicembre 1995), che non solo inizia una riflessione sulla politica estera comune, ma adotta alcuni provvedimenti per rendere certa l’introduzione di una moneta unica per l’Unione. È infatti nella capitale iberica che vengono ribadite e confermate le date delle tappe per l’entrata in vigore della moneta europea, precisando che entrerà formalmente in vigore il 1 gennaio 2002 e, dopo un periodo di contestuale circolazione con le monete nazionali, il 1 luglio 2002 sarà l’unica moneta degli stati, che l’avranno adottata, avendo i requisiti per adottarla. Da un punto di vista delle curiosità storiche va ricordato che il Consiglio di Madrid è quello che decide di dare alla moneta europea il nome di EURO, accantonando il nome fino a questo momento usato (ecu). La questione più generale, quella cioè di dare maggiori contenuti ai due pilastri laterali, iniziata in Spagna, ma viene affrontata in termini più precisi in due momenti successivi, nella conferenza intergovernativa di Torino del 26 marzo 1996 e nel Consiglio Europeo di Firenze del 21 e 22 giugno sempre dello stesso anno. In sintesi questi gli argomenti trattati in questa assise:

  • Avvicinare di più l’Europa ai cittadini.
  • Rafforzare ed allargare il campo della politica estera e della sicurezza interna.
  • Assicurare il buon funzionamento delle istituzioni comunitarie nel rispetto dell’equilibrio tra le istituzioni stesse e rafforzando l’efficienza del processo decisionale.
Lamberto Dini, Romano Prodi e Massimo D’Alema. (Wikipedia)

La posizione del governo italiano

E’ opportuno sottolineare che in questo periodo di preparazione al Consiglio di Amsterdam il governo italiano assume una posizione molto decisa. Sotto la presidenza di Romano Prodi, con ministro degli esteri Lamberto Dini, vengono prese decisioni significative, perché l’attività dell’esecutivo è finalizzata a garantire da parte dell’Italia il rispetto dei parametri di Maastricht e di conseguenza a garantire all’Italia l’ingresso nel gruppo degli stati, che possono beneficiare subito della moneta europea.

È in questo periodo che per la prima volta trovano applicazione i principi del “patto di stabilità”. Ed è proprio in questo periodo che viene effettuata una serie di scelte per l’adeguamento dello stato italiano ai parametri della normativa di Maastricht, che prevede anche sanzioni per quei governi incapaci di rispettare quello che è definito il parametro chiave di Maastricht, cioè il parametro legato al rapporto tra prodotto interno lordo (PIL) e il deficit di bilancio. Per una precisa e puntuale interpretazione storica si deve aggiungere che il patto di stabilità è una clausola voluta dai paesi ad economia forte per tutelarsi nei confronti dei paesi ad economia debole. Rispetto a posizioni molto rigide sono introdotti anche dei correttivi, grazie alla mediazione di due stati, destinati ad essere soggetti trainanti, chiamati a tracciare la linea operativa della Comunità Europea. Si tratta di Germania e Francia, che con i loro due protagonisti politici,il cancelliere tedesco Helmut Kohl e il presidente della Repubblica Francese Jacques Chirac, riescono a trovare un punto di equilibrio tra le due fazioni, quella dei tecnocrati e dei banchieri, che vuole bruciare le tappe per giungere all’unione monetaria, e quella dei politici, molto più attenti alla realizzazione dell’Europa dei cittadini.

Helmut Kohl e Jacques Chirac.

Il trattato di Amsterdam

Il consiglio Europeo di Amsterdam del 15 e 16 giugno 1997 si svolge nel confronto serrato tra le due fazioni. Non è però un confronto proficuo, perché tutti gli argomenti più significativi, mancando soluzioni condivise all’unanimità, sono rinviati. Qualche considerazione va fatta per mettere alcuni punti fermi sui lavori di questa assise. Innanzi tutto dall’esame dei deliberati si ricava una conferma: il Consiglio ribadisce la cooperazione in materia di immigrazione, sottolineando la validità e l’efficacia della politica dei visti e di asilo. Trattandosi di un argomento molto delicato ed importante viene mantenuto il principio dell’unanimità per le decisioni, anche se sul tavolo del Consiglio c’è una proposta della Commissione, che prevede che i provvedimenti si possano considerare approvati, se votati a maggioranza. La situazione appena descritta mette in evidenza quanto in futuro sarà difficile adottare una qualsiasi decisione, perché molto diversi sono sempre gli atteggiamenti dei singoli stati.

Subiscono invece ulteriori rinvii tutte le proposte relative alla politica estera , alla creazione di una zona comune per la sicurezza e per la giustizia, la riformulazione del peso dei voti dei singoli stati, in conseguenza di nuovi probabili ingressi nell’Unione.

Margaret Thatcher e Helmut Kohl. (1998)

Per quanto riguarda gli elementi positivi meritano di essere ricordati i seguenti punti, che caratterizzano le conclusioni dei lavori:

  1. Viene riaffermata in modo tassativo e forte, la libertà di circolazione delle persone per attuare il Trattato di Schengen, che ha affrontato in modo organico la materia. A questo pronunciamento non aderiscono due stati: l’Irlanda ed il Regno Unito.
  2. È decisa l’introduzione di un nuovo titolo nel Trattato di Maastricht, il titolo VIII, completamente dedicato all’occupazione. Vuole essere questo un primo tentativo molto serio di affrontare a livello comunitario una questione che riguarda 18 milioni di Europei, che risultano essere senza lavoro. Va anche rimarcato che il tema dell’occupazione resta un argomento riservato alla Conferenza intergovernativa. Questa scelta significa che i capi di stato e di governo, che compongono l’assise, vogliono poter portare il loro contributo per decidere le linee di rafforzamento dell’occupazione.
  3. È inserita nel Trattato la Carta Sociale, che è un documento, che riconosce i diritti umani e stabilisce i meccanismi di controllo per garantirne l’applicazione da parte degli stati. Il recepimento nel Trattato di Amsterdam della Carta Sociale è la conseguenza del nuovo impegno europeo della Gran Bretagna, che con il premier laburista da poco nominato, Tony Blair, manda definitivamente in soffitta la politica di austerità della Thatcher.

Queste sono le novità introdotte dal Trattato di Amsterdam. Da un punto di vista della valutazione storica, e quindi da un punto di vista degli effetti sull’Unione Europea,il risultato non è molto abbondante, perché le innovazioni inserite nel Trattato, di cui la Comunità ha bisogno, sono più formali che sostanziali. Si tratta infatti spesso di innovazioni teoriche senza effetti meritevoli di essere rilevati. Da un punto di vista politico va invece fatta una sottolineatura, che permette di cogliere una sostanziale novità: si rompe per la prima volta il tradizionale e consolidato asse franco-tedesco. Il cancelliere tedesco Kohl trova infatti un altro alleato, il Regno Unito, che con Blair cerca di giocare un nuovo ruolo sullo scenario europeo.

La moneta unica

L’anno dell’ euro è 1998: nel mese di marzo ci sono gli esami per l’ammissione degli stati all’euro. I temi della prova d’esame riguardano le verifiche sul rispetto dei parametri di Maastricht. Non partecipano alle prove, per loro scelta, il Regno Unito, Danimarca e Svezia. Anche la Grecia per problemi di risanamento interno rinvia di qualche tempo la verifica. E’ di questi tempi la nascita della Banca Centrale Europea, la cui direzione viene contesa da francesi e tedeschi. La soluzione che è trovata si basa sul principio della staffetta, il mandato sarà per metà svolto da un tedesco, per l’altra metà da un francese.

Nell’anno successivo, nel 1999 per la precisione, poco prima dell’elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo uno scandalo molto grave, travolge la Commissione Europea, che deve dimettersi in blocco. Queste dimissioni aprono una crisi che sarà risolta con l’insediamento alla presidenza della Commissione stessa di un italiano, già presidente del Consiglio dei ministri, Romano Prodi.

Prof. Franco Peretti

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Franco Peretti

Professore ed esperto di diritto europeo

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