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La crisi di governo fa slittare la pubblicazione del decreto imprese e il “Salva Ilva”

ROMA. Ancora ritardi sulla tabella di marcia del “decreto-imprese”, ribattezzato “Salva-Ilva” perché ridisegna e limita il sistema di immunità penale per manager e proprietari dell’ex-Ilva ora passata ad ArcelorMittal: slitta,infatti, la pubblicazione in Gazzetta UfficialeIl testo prevede anche misure a sostegno delle imprese in crisi, la tutela di lavoratori precari e dei ‘rider’, la proroga degli ultimi Lavoratori socialmente utili (Lsu). Uscito dal Consiglio dei ministri del 6 agosto con la dicitura “salvo intese”, la sua pubblicazione in G.U. era prevista oggi, ma ora si ipotizza 21-22 agosto, dopo che il Parlamento deciderà il futuro del Governo Conte. C’e’ quindi il rischio che resti imbrigliata nella crisi di Governo come altre misure.

Il “salva-Ilva” punta a evitare il rischio del recesso di ArcelorMittal dalla gestione del siderurgico, se non vengono rinnovate entro il 6 settembre le tutele penali: è previsto uno “scudo” attenuato per gli atti in ottemperanza del Piano Ambientale ma, perché scatti, il decreto deve essere pubblicato in Gazzetta. Nel «decreto-imprese» ci sono poi altre norme care soprattutto ai Cinquestelle. Ci sono le risorse necessarie (10 milioni nel 2019 e 6,9 nel 2020) per salvare il sito di Napoli di Whirlpool. Norme a tutela dei raiders. Finalmente, dopo più di un anno dal primo incontro di Di Maio con i ragazzi che fanno consegne a domicilio in bicicletta, arriva un loro inquadramento con tutele economiche e assicurative. Gli viene riconosciuta una “paga oraria», a patto che si accetti almeno una chiamata in quell’ora, e la possibilità del cottimo purché questa componente retributiva non sia prevalente. Devono essere assicurati contro gli infortuni e le malattie. Il decreto permette ai collaboratori (iscritti alla gestione separata dell’Inps) di maturare il diritto alla disoccupazione, alla maternità e all’indennità di ricovero ospedaliero con un solo mese di contribuzione (cioè un solo mese di lavoro) e non con tre mesi come fino ad ora. Il decreto prevede anche la stabilizzazione dei precari Anpal (L’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro istituita nel 2015 con il Jobs Act); e la proroga fino a fine anno delle retribuzioni dei Lavoratori Socialmente Utili, rimasti ancora attivi (circa 15.000), retribuzioni peraltro più basse del reddito di cittadinanza (circa 600 euro al mese per 20 ore di lavoro settimanali).

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