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La genesi di un’Europa unita: idee e movimenti dal 1918 al 1939

La nuova rubrica a cura del Professor Franco Peretti

Non avendo la possibilità di trattare in questa sede lo sviluppo dell’idea d’Europa a partire, come giustamente sostiene qualche storico, da Carlo Magno, che viene considerato il “ primo fondatore” dell’Europa per arrivare fino a Kant, Napoleone, Nietzsche, Mazzini e Hugo, per citare qualche nome di pensatori politici del Settecento e Ottocento che affrontarono il tema “Europa”, sia pure con visioni diverse, mi sembra importante il richiamo alle riflessioni di alcuni politici e alle linee programmatiche di qualche movimento, che nel periodo tra le due guerre mondiali suscitarono dibattiti e scossero l’opinione pubblica, affrontando la definizione di “un’idea” d’Europa.

Il dibattito dopo la prima guerra mondiale

Dopo la prima guerra mondiale si registra un fatto molto significativo: fino a quel momento solo alcuni uomini di cultura sostennero la necessità di creare un’istituzione europea, un organismo cioè sovranazionale in grado di dialogare in modo efficace con il resto del mondo. Si tratta di una élite molto preparata, con puntuale competenza in scienza politica ed economica, ma questa élite rappresenta una nicchia culturale in grado di stimolare riflessioni a persone sensibili. A partire degli anni Venti del Novecento incominciano a sorgere iniziative idonee ad incidere nell’opinione pubblica che conta, perché questi interventi sono portati avanti non più da singoli, ma da movimenti che certamente influenzano le sedi significative delle capitali europee. In termini concreti si passa da posizioni, che si possono considerare individuali ed isolate, a posizioni, che assunte nelle sedi qualificate, hanno la possibilità di condizionare le scelte dei governi del vecchio continente.

Mappa delle alleanze militari europee nel 1914 (Wikipedia)

Il progetto austriaco

Appena finita la prima guerra mondiale, in uno stato che è uscito sconfitto dall’evento bellico e cioè l’Austria, nasce un progetto ed un movimento per l’integrazione europea, un progetto voluto da Richard Coudenhove-Kalergi, con l’obiettivo di costruire in Europa un sistema utile non solo ad evitare “guerre fratricide”, ma anche a rendere l’Europa stessa una potenza economica in grado di fronteggiare sul piano dei mercati gli Stati Uniti d’America, che ormai fanno sentire la loro presenza a livello mondiale. Per dare un quadro completo degli obiettivi, si deve anche aggiungere che il progetto austriaco vuole puntare alla creazione di un’ Europa in grado di fronteggiare il pericolo comunista, derivante dalla presenza del partito, che in Russia ha preso il potere nel 1917, dopo la rivoluzione contro lo zar. Quest’ultima posizione contenuta nel progetto cattura anche la simpatia di Winston Churchill e quindi trova l’appoggio sostanziale di una parte influente della classe politica dell’ Inghilterra, che resterà per molti decenni solo un partner del progetto senza aderire in pieno allo stesso. Del resto la Gran Bretagna entrerà nel sistema europeo solo nel 1973.

Sir Winston Churchill (Wikipedia)

Un contributo italiano

In questo periodo, negli anni Venti del secolo scorso cioè, anche qualche italiano aderisce a livello personale al progetto. Tra questi, a Parigi, dove si trova come esule a causa del fascismo, Filippo Turati aderisce al programma, sottolineando l’opportunità economica derivante dalla creazione degli “Stati Uniti d’Europa“. Interessante la riflessione di Turati, perché sostiene che una eventuale , successiva collaborazione tra gli “ Stati Uniti d’Europa” e gli “ Stati Uniti d’America” li avrebbe resi “ padroni del mondo “, scongiurando così eventuali mire espansionistiche dell’Asia e in particolare il pericolo giallo. Vale la pena di rimarcare che in Francia questa visione è condivisa anche da politici e pensatori. Tra questi merita di essere citato Paul Valery, che in diversi scritti esprime i suoi timori e le sue preoccupazioni perché teme la sottomissione dell’Europa all’egemonia asiatica.

Tentativi di realizzare l’idea Europa Unita

Nel periodo, che stiamo esaminando, si regista qualche tentativo per rendere più solida l’unità europea, soprattutto nella fase che precede la crisi del 1929. Certamente da evidenziale nel 1925 la conferenza di Locarno, che porta alla sottoscrizione dell’omonimo trattato. Questa conferenza vede coinvolte con un ruolo di primo piano la Francia, la Germania, l’Italia e la Gran Bretagna con lo scopo di rendere più sicure le frontiere e di conseguenza per creare anche maggiore sintonia tra due stati, Francia e Germania che nella prima guerra mondiale si sono collocati su posizioni contrapposte. I due capi di governo, il francese Briant ed il tedesco Stresemann, definiti da qualche storico “ Angeli della pace” escono da questa conferenza convinti assertori della necessità di creare un unione europea. Prende consistenza in questo periodo l’idea di una federazione europea e nasce un movimento per sostenere questa idea , con presidente il francese Briant .

I firmatari del Trattato di Locarno (Wikipedia)

Le conseguenze della crisi del 1929

Questo movimento è però presto destinato ad entrare in crisi, perché la situazione economica disastrosa del 1929 contribuisce a spegnere le illusioni legate alla federazione europea. Per la verità la crisi del 1929 è da considerare una delle cause, ma non l’unica della fine del progetto di federazione europea. Al blocco dell’iniziativa contribuisce anche la Gran Bretagna. Non deve infatti sfuggire che il governo britannico rimane sempre assai freddo alla creazione di un’Europa Unita, in quanto vede nell’Europa Unita un ostacolo alle sue mire di potenza mondiale, che già ha legato con accordi molto pesanti molti stati di altri continenti. Dopo la crisi del 1929 però il progetto di costruzione europea subisce una ulteriore brusca frenata. Contrariamente infatti a quanto pensano i convinti europeisti, che credono che la crisi possa favorire un’accelerazione verso l’unità del vecchio continente, si verifica un ritorno all’impostazione nazionalistica, perché i governi europei tendono a privilegiare soluzioni interne di difesa economica, basata sul nazionalismo. L’esame degli eventi di questi anni, in modo di quelli del periodo degli anni Trenta, mettono in evidenza il totale fallimento di tutte le iniziative di unione europea e sottolineano che le cancellerie di tutta Europa scelgono spesso di perseguire risultati di espansione coloniale, procedendo ognuna per la propria strada, secondo specifici interessi. E’ il momento in cui si sostituisce al legame culturale il legame della razza e quindi nasce il mito della razza ariana, con tutte le conseguenze, che la storia ha tramandato. Sotto le ceneri della distruzione bellica conseguente alla seconda guerra mondiale, l’ideale dell’Europa Unita però non è morto e tornerà a farsi sentire.

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Franco Peretti

Professore ed esperto di diritto europeo

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