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La Lega di Serie A pensa a stadi “parzialmente aperti” per i tifosi

La Serie A sta finalmente per ripartire. I calciatori sono pronti a riallacciare gli scarpini chiodati per percorrere chilometri sui manti erbosi e prendere a calci un pallone, con il desiderio ultimo di infilare la sfera nella porta avversaria ed esultare, a debita distanza, con i propri compagni di squadra.

Anche gli allenatori sono pronti a sgolarsi a bordo campo per incitare i propri atleti e a suggerire la tattica migliore per avere la meglio sugli avversari. Tecnici come Antonio Conte e Simone Inzaghi, avranno beneficiato del lockdown per recuperare pienamente la voce, troppo spesso maltrattata dagli strilli lanciati durante i match e che li costringe perennemente a fine gara a spaventosi cali di voce.

Sono in trepidante attesa anche i membri dello staff delle società, i giovani raccattapalle, che dovranno avere almeno 18 anni, gli arbitri, sia quelli in campo che quelli impegnati in sala VAR, i cameraman che si occuperanno delle riprese da bordo campo, i giornalisti presenti all’evento e quelli collegati in videoconferenza.

stadi parzialmente aperti

Ma c’è un elemento fondamentale la cui presenza fisica allo stadio non è prevista. Una componente senza la quale questo sport, come qualunque altro tipo di disciplina sportiva, non avrebbe senso di esistere: i tifosi. Per questo motivo la Lega di Serie A, e più il generale il Consiglio Federale della Figc, sta pensando di proporre nella prossima assemblea una parziale riapertura al pubblico degli stadi.

Un’idea che di fatto non andrebbe a cozzare con quanto stabilito dal governo in riferimento alle manifestazioni o eventi all’aperto per attività come cinema, teatri o concerti. Nello specifico le misure previste con il decreto governativo del 17 maggio stabiliscono che a tali manifestazioni possano essere presenti al massimo 1.000 persone dotate di mascherine.

I tifosi saranno obbligati a seguire una serie di regole al fine di preservare la salute pubblica come stare a debita distanza (agevolati da una specifica segnaletica che dovrà obbligatoriamente essere presente), non saranno autorizzati a consumare cibi o bevante così come ne sarà vietata la vendita all’interno della struttura, verrà misurata la temperatura prima dell’ingresso che non dovrà superare i 37,5 gradi, dovrà essere garantita la massima disponibilità e accessibilità a sistemi per la disinfezione delle mani .

Tra le prime ipotesi messe sul tavolo da alcuni club, ancora tutte da discutere nel dettaglio, c’è quella inerente la priorità di cui dovrebbero godere gli abbonati per accedere alle partite da disputarsi in questo finale di campionato, mentre gli altri fortunati spettatori potrebbero essere sorteggiati.

Ungheria, i tifosi presenti allo stadio mantengono le distanze

In questo periodo misure simili sono già state adottate ad esempio in Ungheria, nazione in cui ha ripreso il via il campionato di massima serie: durante la partita è consentito l’ingresso al 20% della capienza massima della struttura ovvero ogni tifoso può occupare un posto ogni cinque disponibili e l’accesso all’area sportiva è riservato a chi possiede un recente test negativo al Covid-19. Mentre in Polonia, il cui i campionati ripartiranno dal 19 giugno, si è stabilito che sarà permesso entrare allo stadio per un numero di tifosi pari al 25% della capienza massima.

In Italia tra i più importanti dirigenti di club che si sono esposti apertamente alla possibilità degli ingressi contingentati ai tifosi spiccano Andrea Agnelli, presidente della Juventus, e Giovanni Carnevali, a.d. del Sassuolo. Il numero uno della società bianconera e dell’Eca (European Club Association) durante l’assemblea di Lega di venerdì scorso avrebbe evidenziato la sua intenzione di spingere per una “prima parziale riapertura degli stadi” a partire da luglio, dando modo a governo, Cts e Lega di valutare l’andamento della curva epidemiologica a livello nazionale.

Mentre l’amministratore delegato del Sassuolo Carnevali, intervenuto sull’argomento a Radio Rai ha affermato: “I tifosi sono la parte più importante per una società di calcio, giocare senza ci dispiace ma in questo momento siamo costretti. Penso però che sia un problema che dobbiamo affrontare velocemente, ragionare su una parziale riapertura degli stadi rispettando le regole del distanziamento. Dobbiamo pensarci, non possiamo sempre arrivare in ritardo: serve programmazione, managerialità e buon senso, ma non la paura”.

Carlo Saccomando

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