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La “matrigna” Europa si prende altre due settimane di tempo per mettere a punto una strategia economica

C’è da chiedersi, e molti italiani se lo saranno chiesto , se gli alleati dell’Italia siano i burocrati di Bruxelles o Russia, Cina, Vietnam e Cuba. E’ fumata nera sui Coronabond. Dopo un vertice di oltre sei ore e il veto posto dall’Italia sul testo di conclusioni, i 27 leader della Ue decidono di darsi altre due settimane per mettere a punto la nuova strategia anti-crisi economica. Sul tavolo c’è tutto e niente allo stesso tempo: la dichiarazione comune non cita né il Mes, che l’Italia ha fatto rimuovere, né uno strumento di debito comune, a cui i rigoristi continuano ad opporsi. Quindi il confronto che proseguirà nei prossimi giorni non esclude nulla ma riparte esattamente da dove era iniziato: da un’Europa divisa tra Nord e Sud, tra chi vuole condividere risorse e rischi e chi invece preferisce gestirsi le crisi da solo. La palla ripassa ora all’Eurogruppo. Il fronte dei rigoristi non si vedeva così compatto dai tempi dell’austerità imposta alla Grecia. Da allora, molto sembrava essere cambiato: il ‘mea culpa’ , tardivo troppo tardivo, dell’ex presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker verso i greci e la dissoluzione della troika, l’apertura della Ue verso un orientamento di bilancio più espansivo e la disponibilità della nuova Commissione ad un approccio generale più flessibile sui conti pubblici.

A. Nessuno pensa a “una mutualizzazione del debito pubblico. Ciascun Paese risponde per il proprio debito pubblico e continuerà a risponderne”, ha detto Conte ai colleghi Ue. Ricordando che l’Italia “ha le carte in regola con la finanza pubblica: il 2019 l’abbiamo chiuso con un rapporto deficit/Pil di 1,6 anziché 2,2 come programmato”. Con l’Italia ci sono Francia, Spagna, Irlanda, Belgio, Grecia, Portogallo, Lussemburgo e Slovenia, firmatari con Conte della lettera sui Coronabond. La loro battaglia proseguirà all’Eurogruppo. In un’altra giornata inconcludente per l’Europa, l’unica che si muove è Christine Lagarde, che ha avviato il nuovo programma di acquisto di titoli da 750 miliardi di euro per l’emergenza pandemica, il Pepp, facendo saltare il limite del 33% agli acquisiti di debito di ciascun Paese.

Norbert Ciuccariello

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