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Le morti causate dal cibo spazzatura, e l’esempio virtuoso del Giappone

La prestigiosa rivista medica “The Lancet” ha pubblicato un interessante studio sull’importanza di un’alimentazione corretta per non “morire di cibo”. Si corre, infatti, un rischio maggiore a mangiare male piuttosto che a fumare, secondo la ricerca, definita come “l’analisi più completa degli effetti della dieta sulla salute”, e alla quale hanno contribuito più di 130 scienziati di quasi 40 Paesi del mondo. La sentenza è incisiva se pare che una morte su cinque sia riconducibile a un’alimentazione scorretta, quindi povera di cereali integrali e vegetali, e ricca di sale e bevande zuccherate.

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Lo studio basato sui legami tra alimentazione, malattie cardiovascolari, e diabete, ha rilevato che un regime alimentare sbagliato è stato responsabile nel 2017 di 10.9 milioni di morti, contro gli otto milioni di decessi associati al tabacco, e i 10.4 dovuti all’ipertensione. Tra i paesi presi in esame, due estremi: l’Egitto ha riportato il più alto tasso di decessi legati all’alimentazione, mentre opposto è il Giappone. «La cattiva alimentazione è un killer attento alle pari opportunità. Tutti noi siamo quello che mangiamo e il rischio riguarda trasversalmente persone diverse per età, sesso e status economico», afferma Ashkan Afshin, l’epidemiologo dell’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’università di Washington che ha coordinato la ricerca.

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Immagine dal sito agrodolce.it

Sono tre le abitudini alimentari nocive, associate ai decessi: un basso apporto di cereali integrali e frutta, un elevato consumo di sodio, e alti consumi di carne rossa, carni lavorate, bibite zuccherate, e acidi grassi trans. «L’adozione di diete che privilegiano cibi a base di soia, fagioli, e altre fonti di proteine vegetali potranno avere importanti benefici per la salute sia umana sia dell’ambiente», sostiene Walter Willett, docente di Harvard e co-autore del nuovo lavoro. Infine, un appello è rivolto alle istituzioni e all’industria allo scopo di promuovere una dieta sana, e portare
cambiamenti a vari stadi del ciclo di produzione alimentare, dalla coltivazione alla lavorazione, dall’imballaggio al marketing.

Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.

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