DAL MONDO

Liberi su cauzione i due leader pro-democrazia di Hong Kong

HONG KONG. Liberi, finalmente liberi, con delle limitazioni e controllati ma liberi. Gli attivisti pro-democrazia Joshua Wong e Agnes Chow sono stati liberati su cauzione dopo l’arresto eseguito questa mattina a Hong Kong dalla polizia. A entrambi è stato disposto il divieto di “circolazione” tra le 23 e le 7, nonché il divieto di ingresso nell’area dell’Admiralty, il centro dell’ex colonia dove si sono tenute le più grandi mobilitazioni contro la legge sulle estradizioni in Cina. Wong è stato stato tra i leader del ‘movimento degli ombrelli’, la grande mobilitazione di massa pro-democrazia che per 79 giorni nel 2014 bloccò il centro dell’ex colonia. Lo aveva annunciato  Demosisto, l’organizzazione politica di cui Wong è co-fondatore. Anche Agnes Chow era stata presa in consegna dalla polizia. Più tardi,  Demosisto ha fatto sapere che i due attivisti sono stati rilasciati. La polizia ha arrestato anche tre deputati pro-democrazia. Intanto, gli organizzatori della manifestazione pro-democrazia hanno cancellato la marcia prevista per oggi 31 agosto a Hong Kong.

I tre rappresentanti del Parlamento locale finiti nella custodia della polizia sono Au Nok-hin, Jeremy Tam e Cheng Chung-tai. Lo ha reso noto il Civic Party. Au Nok-hin e Jeremy Tam sono stati arrestati per il sospetto di ostruzione all’attività della polizia: Au, in particolare, secondo il resoconto dei media locali è accusato di aver assalito un agente. Qualche ora prima era già stato arrestato Cheng Chung-tai, a capo di Civic Passion. Cheng, secondo quanto detto da Civic Passion su Facebook, è stato fermato mentre si dirigeva a Tin Shui Wai per partecipare a un evento. Confermando l’arresto di un 35enne di nome Cheng, la polizia ha spiegato che l’accusa è di “cospirazione nel causare danni perseguibili penalmente” in merito all’assalto del parlamento di luglio. Tornando ai due attivisti liberati su cauzione, Wong era stato arrestato secondo le prime informazioni per tre contestazioni, tra cui cui figura l’istigazione a partecipare a manifestazioni illegali. “Il nostro segretario generale è stato arrestato questa mattina intorno alle 7:30 mentre stava camminando verso la stazione della metropolitana di South Horizons. E’ stato costretto con la forza a entrare in un minivan privato sulla strada e alla luce del giorno. I nostri avvocati stanno seguendo il caso”, ha scritto Demosisto su Twitter, prima della liberazione. Wong è stato tra i leader del ‘movimento degli ombrelli’, la grande mobilitazione di massa pro-democrazia che per 79 giorni nel 2014 bloccò il centro dell’ex colonia. Agnes Chow “è stata condotta al quartier generale della polizia di Wan Chai, dove è detenuto Joshua Wong”, ha fatto sapere ancora Demosisto. L’arresto di Wong e Chow sembra essere parte di un piano più ampio di reazione alle proteste alla vigilia del tredicesimo weekend di mobilitazioni pro-democrazia. Mobilitazione che potrebbe non esserci dato che i promotori del gruppo Civil Human Rights, che fin qui avevano portato in piazza anche due milioni di persone in maniera pacifica, hanno detto di non aver avuto altra scelta che annullare la marcia per il timore riguardo l’incolumità dei partecipanti. Non è ancora chiaro se i manifestanti troveranno un modo alternativo per esprimere il loro dissenso. Dopo l’arresto da parte della polizia, per Joshua Wong e Agnes Chow è stata ottenuta la liberazione su cauzione. Su entrambi tuttavia restano pendenti severe misure restrittive: dal divieto di circolazione tra le 23 e le 7, al divieto di ingresso nell’area dell’Admiralty, il centro dell’ex colonia dove si sono tenute le più grandi mobilitazioni contro la legge sulle estradizioni in Cina. Dunque una libertà fortemente vigilata che non placherà il dissenso dilagante per la durezza della polizia. Tuttavia centinaia di persone si sono radunate nel primo pomeriggio al Southorn Playground di Wan Chai per un nuovo ciclo di proteste con tanto di corteo, malgrado la polizia di Hong Kong abbia negato l’autorizzazione a manifestare per i timori sulla sicurezza al Civil Human Rights Front, il gruppo delle mobilitazioni di massa. Gli organizzatori dell’evento hanno parlato di raduno religioso che non prevede un via libera. Le autorità dell’ex colonia hanno bloccato il servizio di trasporto pubblico di superficie e della metropolitana intorno alla sede di rappresentanza della Cina. La tensione è alta ormai da un paio di mesi a Hong Kong. Tutto è partito, a giugno, con la protesta contro la legge sull’estradizione forzata in Cina poi ritirata dalla governatrice Carrie Lam. I manifestanti hanno a più riprese avanzato richieste di garanzie per la libertà, che a detta dei dissidenti vanno progressivamente assottigliandosi via via che la presa da parte della Cina  si fa più stringente. Più volte, nelle ultime settimane, si sono verificati scontri fra forze dell’ordine e attivisti. Decine di persone sono state arrestate a causa delle proteste.

Articoli Correlati