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Manifatturiero in caduta libera in Germania, effetto negativo sull’Italia

BERLINO. Nuovi segnali negativi dell’economia tedesca. Cala, a settembre, l’indice Markit Pmi manifatturiero che misura le risposte dei direttori degli acquisti delle aziende, finito ai minimi da giugno 2009. L’indice è sceso a 41,7 contro i 41,4 della prima stima e il 43,5 di agosto. Si tratta del nono mese consecutivo di ribassi. La soglia di 50 rappresenta lo spartiacque fra miglioramento e peggioramento.

Il riverbero della frenata tedesca si registra anche sulla produzione manifatturiera italiana che nei primi sette mesi dell’anno vede scendere gli ordini dall’estero del 4,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, calo più accentuato del -1,1% registrato per gli ordini interni. Rallentano le vendite del made in Italy in Germania: primi sei mesi del 2019 l’export manufatturiero sul mercato tedesco sale dell’1,1% in forte frenata rispetto al + 4,4% rilevato un anno prima. In numerosi territori le imprese protagoniste della competizione globale soffrono il calo della domanda tedesca, registrando marcate diminuzioni dell’export diretto in Germania. Tra le prima cinque regioni – che determinano i tre quarti dell’export in Germania, segnano un calo delle esportazioni Piemonte e Lombardia, entrambe con il -1,1%, mentre un anno prima la Lombardia registrava un +6,6% e il Piemonte un +0,9%.

All’opposto, è in crescita l’export della Toscana (+6,3%, crescita trainata da oreficeria e farmaceutica, in miglioramento rispetto al +1,4% di un anno prima), dell’Emilia Romagna (+1,8% a fronte del +5,9% di un anno prima) e del Veneto (+1,3% a fronte del +4,2% di un anno prima). Le regioni maggiormente esposte sul mercato tedesco sono il Friuli Venezia Giulia con l’export manifatturiero verso la Germania che vale il 6,5% del valore aggiunto regionale, seguito da Veneto, Trentino Alto Adige e Abruzzo, tutte e tre con il 5,8%, Emilia Romagna con il 5,7%, Piemonte con il 5,4% e Lombardia con il 5,2%, a fronte di una media nazionale del 3,8%.

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