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Mario Tozzi: “La foresta è il nostro miglior antivirus contro le pandemie”

Nell’ultimo periodo in molti si saranno accorti di un fenomeno che sta imperversando in molte città e paesi d’Italia: gli animali, e più in generale la natura, si sta riappropriando dei propri spazi. L’argomento è stato trattato nel corso della trasmissione “Chiamate Roma triuno triuno“, in onda su Radio Deejay, condotta dal Trio Medusa che ha avuto l’occasione di poterne parlare con un’ospite d’eccezione: il famoso geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi.

Tozzi ha affermato che per effetto delle restrizioni e dei divieti imposti per il contrasto al Coronavirus si sta verificando in parte quello che è successo da qualche decennio a questa parte a Pripyat, cittadina vicino a Chernobyl, che come quest’ultima ha vissuto in prima persona le conseguenze del disastro nucleare avvenuto nel 1986 e che attualmente ospita la più vasta biodiversità di tutta Europa. In Italia in problema non si pone in quanto il ritorno di gabbiani, piccioni e qualche altro mammifero, tipo il cinghiale, non rappresenta un grande sconvolgimento del nostro habitat.

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Mario Tozzi (Facebook)

Mentre in altre nazioni il problema è stato ben più rilevante: “Le ultime pandemie sono causate dal fatto che deforestando intorno alle città e mettendoci allevamenti intensivi e fasce periferiche e urbane i pipistrelli, che sono i maggiori portatori del virus, trasmettono il virus ad altri animali che poi lo trasmettono agli uomini“.

La foresta sarebbe il nostro migliore antivirus – ha sottolineato Tozzi – perché lì l’equilibrio è mantenuto, quando rompi questo equilibrio il virus si diffonde”.

Un esemplare di pangolino

Mentre sul dibattito nato intorno al possibile ruolo del pangolino come possibile “ospite intermedio” tra pipistrello e uomo il geologo ha spiegato: “Il pangolino è un ospite serbatoio, ossia è un ospite attraverso il quale sono passati i virus che i pipistrelli hanno generato. Siccome il pangolino viene commercializzato illegalmente nei mercati asiatici entra così in contatto con gli altri animali”. Anche se è notizia di oggi che gli esperti sono ancora divisi sul ruolo del pangolino: alcuni ricercatori, tra i quali ci sono degli italiani, riconoscono che i coronavirus di questi piccoli mammiferi hanno un genoma troppo diverso da SarsCoV2 per essere considerati progenitori.

Infine Tozzi ha ricordato il nesso tra inquinamento e pandemia: “La pianura padana è la zona più inquinata d’Europa. Non è un’ipotesi azzardata affermare che il virus approfitta delle polveri sottili per spargersi in maniera ancora più letale“.

Norbert Ciuccariello

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