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Mimma Noviello ricorda il papà ucciso da uomini che adesso potrebbero uscire

NAPOLI. “Le scarcerazioni scellerate di persone che fuori hanno ucciso senza pietà, i buoni chiusi dentro per la pandemia e i cattivi fuori, mi fanno provare quella stessa solitudine che provava mio padre, uomo onesto, ucciso per mano di feroci assassini”.

Mimma Noviello, insegnante e madre di due bambini, si affida oggi ad una lettera per ricordare il padre Domenico Noviello, imprenditore ucciso a Castel Volturno (Caserta) dai killer dei Casalesi guidati da Giuseppe Setola; era il 16 maggio del 2008, e Noviello fu trucidato per “punizione”, perché qualche anno prima aveva avuto il coraggio di far arrestare per estorsione alcuni elementi del clan.
    Ieri, nella piazzetta della località Baia Verde intitolata all’imprenditore, laddove Noviello fu ammazzato con decine di colpi di pistola mentre era in auto, non c’è stata la consueta commemorazione, “dove almeno una volta l’anno – ricorda Mimma Noviello – anche se pochi e sempre gli stessi, ricordavamo il sacrificio del mio Papà”; tra i pochi c’era sempre il coordinatore del Comitato don Diana Valerio Taglione, “un caro amico – dice – un uomo vero in prima linea contro la camorra”, morto in seguito ad una grave malattia l’8 maggio scorso. Ieri però il sindaco di Casal di Principe Renato Natale, con tanto di fascia e gonfalone, ha voluto comunque ricordare Noviello facendo visita alla sua tomba, e qui ha incontrato alcuni familiari. La Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha condannato all’ergastolo Francesco Cirillo accusato di avere preso parte all’omicidio di Domenico Noviello , l’imprenditore ucciso dall’ala stragista del clan dei Casalesi capeggiata dal boss Giuseppe Setola il 16 maggio del 2008, a Castel Volturno (Caserta), per avere denunciato i tentativi di estorsione. I giudici hanno quindi accolto la richiesta del sostituto procuratore generale Carmine Esposito che, nel corso della requisitoria lo scorso 4 novembre, aveva chiesto l’ergastolo, spiegando che “la figura di Francesco Cirillo non è stata secondaria ma determinante per la realizzazione dell’omicidio Noviello”. Per l’omicidio dell’imprenditore sono già stati condannati a pesanti pene detentive, diventate definitive, mandanti ed esecutori materiali, ovvero Giuseppe Setola e i suoi sicari, in totale nove persone. Anche Cirillo in primo grado era stato condannato all’ergastolo, ma rispetto agli altri imputati era stato assolto in appello, nonostante avesse rappresentato il “pretesto” per uccidere Noviello. Lo stesso Setola, durante il processo, aveva affermato di aver ordinato “l’omicidio di Noviello perché aveva mandato in carcere Francesco Cirillo”. Però, la Corte di Cassazione aveva annullato la sentenza di assoluzione per Cirillo, rinviando ad un’altra sezione della Corte di Appello di Napoli perché valutasse meglio le prove a suo carico, che oggi ha confermato l’ergastolo inflitto in primo grado. Francesco Cirillo fu arrestato per estorsione all’inizio degli anni 2000, su denuncia di Noviello e del figlio Massimiliano, assieme a quattro esponenti del clan dei Casalesi, ma fu l’unico ad essere condannato a quattro anni di carcere; gli altri estorsori furono assolti, tra questi il cugino Alessandro Cirillo, detto “o’ sergente”, elemento di spicco della cosca poi diventato luogotenente di Setola e assurto tra i protagonisti della stagione del terrore, datata 2008, che nel Casertano costò la vita a 18 persone, tra cui lo stesso Noviello e i sei ghanesi della strage di San Gennaro.

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