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Non serve un Piano Delors/Draghi, ma un Piano Italia

Si parla inoltre di un Piano Marshall per la ricostruzione, mentre si dovrebbe parlare di un Piano Delors/Draghi, almeno per chi conosce la storia della costruzione europea”. Così si esprime il presidente emerito dell’Accademia dei Lincei prof. Alberto Quadrio Curzio nel suo articolo del 26 marzo 2020 dal titolo “Non serve un Piano Marshall, ma un Piano Delors/Draghi”.

Come il prof. Quadrio Curzio ci ricorda, Jacques Delors è stato Presidente della Commissione Europea dal 1985 al 1995 mentre Mario Draghi è stato Presidente della Banca Centrale Europea dal 2011 al 2019. La motivazione che il prof. Quadrio Curzio porta a sostegno del Piano Delors/Draghi è la seguente: “Le Istituzioni europee ne avrebbero urgente bisogno per unire pragmatismo e visione nella complementarietà sia di pubblico-privato sia di economia reale-monetaria”.

Delors e Draghi sono nomi prestigiosi, sul cui operato i più esprimono un giudizio edificante, mentre sull’operato dell’attuale Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dell’attuale Presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde c’è ancora poco da dire poiché è da poco che hanno cominciato ad esercitare le loro funzioni. 

Piano Delors Draghi
Jacques Delors (Twitter)

A dire il vero sulla Lagarde qualche giudizio è stato espresso. Un giudizio poco, anzi per nulla edificante. Fu quando disse “Non siamo qui per chiudere gli spread, ci sono altri strumenti e altri attori per questi problemi”. Le Borse sono crollate e lo spread (il differenziale tra i BTP italiani e i Bund tedeschi – nel caso dell’Italia) si è impennato a 320 punti base. È unanime opinione di politici ed esperti di comunicazione che ciò fu la reazione alle parole pronunciate da Lagarde.

Eppure, c’è del vero dietro le parole di Lagarde. Parole certamente inopportune (viste le reazioni), ma ciò non di meno piene di verità. Ora è tempo di utilizzare altri “strumenti” (la politica fiscale – sembrerebbe suggerire Lagarde – piuttosto che la politica monetaria); ora è tempo che agiscano altri “attori” (i Governi – sembrerebbe suggerire Lagarde – piuttosto che la Bce). Qualcuno suggerirà di fare agire insieme, Governi e Bce, politica fiscale e politica monetaria (tra questi certamente ci sarà il prof. Quadrio Curzio). 

C’è già stata la stagione della politica monetaria, con l’ingente iniezione di liquidità attraverso il Quantitative easing con l’obiettivo di portare l’inflazione europea sotto-ma-vicino al 2%. A distanza di otto anni, quell’obiettivo non è stato ancora raggiunto. Forse, la Teoria Quantitativa della Moneta, così cara ai monetaristi, si è rivelata errata. Forse perché la liquidità della Bce si è fermata nei depositi delle banche e non è fluita (come nelle intenzioni) alle imprese. Forse perché le imprese non hanno chiesto prestiti per poter investire in quanto non c’è domanda di consumi. Forse non c’è domanda di consumi perché i redditi sono bassi, il lavoro è poco, e le incertezze politiche inducono le famiglie al risparmio. Forse perché la politica fiscale non è così espansiva come dovrebbe essere in presenza di una politica monetaria altrettanto espansiva. Ecco, forse è proprio quest’ultima frase che si cela dietro le sintetiche parole della Lagarde.

Mario Draghi

Ora il Governo italiano ha bisogno di moltissimi soldi. Dove trovarli? Il prof. Quadrio Curzio suggerisce nel suo articolo di ricorrere a due tipologie di Eurobond: gli EuroRescueBond per contrastare le emergenze, e gli EuroUnionBond per rilanciare gli investimenti puntando su infrastrutture e innovazione. “I due EuroBond – afferma il prof. Quadrio Curzio – sono complementari e riguardano anzitutto l’Eurozona perché su questa incide la politica della Bce”. Inoltre aggiunge: “Per gli EuroUnionBond ci vuole una notevole collaborazione tra pubblico e privato per attuare quel solidarismo liberale o liberalismo sociale che è una componente essenziale della costruzione europea”.

C’è una cosa, credo, che il prof. Quadrio Curzio abbia trascurato nella sua ricetta: sarà impossibile per l’Italia restituire i soldi che avrà ricevuto in prestito attraverso gli Eurobond. La soluzione è l’utilizzo della moneta digitale di Stato per fare arrivare liquidità direttamente dallo Stato alle famiglie e alle imprese. Ancora una volta le parole di Christine Lagarde: “tempi straordinari richiedono azioni straordinarie”.

Claudio Maria Perfetto

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