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Pensioni e lavoro, il coronavirus detta le nuove priorità

Come è possibile che nessuno si sia accorto che stava arrivandoci addosso questa crisi spaventosa?”, è la domanda che la regina Elisabetta II d’Inghilterra rivolse agli economisti della prestigiosa London School of Economics nel novembre del 2008 quando ci fu la crisi finanziaria che coinvolse il mondo intero.

La stessa domanda potrebbe essere rivolta oggi, nel 2020, agli economisti italiani a fronte della crisi economica indotta dal coronavirus. Questa volta non si tratta di una crisi finanziaria (le banche dispongono di liquidità che hanno tutto l’interesse di immettere nel sistema), ma si tratta di una crisi che riguarda l’economia reale, quella fondata sul lavoro e sulla produzione (il lavoro si riduce e le imprese riducono la produzione. Anche i servizi sono “produzione”, in quanto è il cliente che “produce” il servizio, e senza clienti-produttori l’impresa-ristorante o l’impresa-albergo o l’impresa-taxi non producono servizi).

Al Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) fanno previsioni economiche con IGEM (Italian General Equilibrium Model) “un modello di equilibrio generale dinamico di medie dimensioni pensato specificatamente per l’economia italiana. Il modello, che è basato su un’esplicita microfondazione, può essere utilizzato per valutare misure alternative di politica economica, per studiare la risposta dell’economia italiana a shock temporanei di varia natura e per effettuare analisi di lungo termine (riforme strutturali)”.

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(Twitter)

Le previsioni economiche non sono predizioni: sono frutto di simulazioni al computer, ci dicono cosa potrebbe accadere a fronte di uno shock (un evento inaspettato, come un aumento del prezzo del petrolio o il diffondersi di una pandemia); ma non ci dicono quando l’evento accadrà. Ancora una volta la domanda della regina rimarrà senza risposta.

Ma il punto, ora, non è dare una risposta alla domanda della regina, né rifare il processo agli economisti che fu fatto nel 2008. Il punto è dare supporto immediato e concreto alle famiglie e alle imprese.

Il problema che le famiglie hanno è la mancanza di liquidità di denaro: c’è chi andrà in cassa integrazione ed ha il mutuo da pagare, e c’è chi deve andare al lavoro e dovrà pagare una baby sitter per gestire i bambini che rimangono a casa perché le scuole sono chiuse.

Anche le imprese hanno il problema della mancanza di liquidità di denaro: hanno scadenze fiscali come pagamenti Iva e contributi, devono pagare i loro fornitori che a loro volta devono pagare aziende che sono loro fornitrici.

Per far fronte al problema della liquidità di famiglie e imprese il governo ha varato alcune importati misure. Tra queste vi sono il voucher babysitter di 600 euro e un fondo da 500 milioni per l’integrazione salariale a favore di micro-imprese da 1 a 15 dipendenti .

Oltre a ricorrere alle banche per fare arrivare liquidità alle famiglie e alle imprese, suggeriamo al governo di attuare anche misure sulle quali si parla già da tempo (questa è l’occasione buona per farlo).

Potrebbe, innanzitutto, cominciare col soccorrere le piccole e medie imprese compensando i pagamenti che queste devono allo Stato con i crediti che esse aspettano di incassare dalla Pubblica Amministrazione.

Potrebbe consentire alle imprese di poter utilizzare i crediti che vantano nei confronti dello Stato come se fossero titoli di pagamento, cedendoli ai propri fornitori per saldare un debito commerciale (in tal modo si estinguerebbero crediti e debiti facendo circolare moneta senza utilizzare, di fatto, la moneta).

Il governo ha aumentato da 7,5 a 25 miliardi lo stanziamento per far fronte all’emergenza coronavirus e la strategia che intende adottare prevede, tra altri importanti interventi, la sospensione dei versamenti dei contributi per lavoratori stagionali e autonomi. Certamente ciò non gioverà alle pensioni, sia per quelle correnti che per quelle future. Ma queste, ci piaccia o no, sono le nuove priorità dettate da coronavirus. 

Claudio Maria Perfetto

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