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Per l’Italia né Mes né Eurobond, ma una soluzione innovativa

In poco tempo l’Italia è passata dalla stagnazione alla recessione. Ora si avvicina alla depressione.

La Storia ha già conosciuto i tempi della depressione, in particolare quello della Grande Depressione del 1929. John Maynard Keynes cercò di capire come fosse possibile che un’economia con un eccesso di offerta di lavoro potesse rimanere tuttavia in uno stato di equilibrio. Secondo la teoria economica classica la domanda eguaglia l’offerta e tutti i mercati sono in equilibrio, compreso il mercato del lavoro. Ma così non era nel 1929. Keynes rivoluzionò, nel vero senso della parola, l’economia (una vera e propria rivoluzione copernicana in campo economico), creando la “economia degli Stati”, cioè la macroeconomia, ponendo al centro del sistema economico non più il mercato ma lo Stato, l’idea che la politica fiscale (tassazione e spesa pubblica) debba essere usata quale strumento di regolazione del sistema economico.

Oggi la politica economica dell’Italia è praticamente tutta politica fiscale. Siamo forse tutti keynesiani? Non proprio. Siamo quasi-keynesiani, in parte liberi di spendere e in parte vincolati, qualora l’Europa decidesse di farvi ricorso, dalle condizioni dettate dal Mes (il Meccanismo di stabilità europea, o Fondo Salva-Stati).

Italia Eurobond Mes

“La Storia ci tramanda insegnamenti ma non soluzioni”, ci informa un visionario che ha vissuto non già l’“economia della depressione” ma l’economia digitale, la “vera” economia digitale, non quella identificata con l’“economia dell’informazione” o con l’“economia dei dati” o addirittura con la “new economy” degli anni 2000 quando cominciarono a diffondersi su scala mondiale internet e i servizi connessi (e-commerce, e-busness). La vera economia digitale è quella fondata sulla moneta digitale e sul suo utilizzo come mezzo di scambio (per comprare beni reali come pane e pasta) e non come mezzo di speculazione (per comprare titoli di debito degli Stati in stato di debolezza). La soluzione alla depressione negli anni del digitale non potrà essere la stessa soluzione che propose Keynes nel 1936 nella sua “Teoria generale dell’occupazione dell’interesse e della moneta”. È necessaria in economia una nuova rivoluzione copernicana, una sorta di rivoluzione keynesiana: mettere al centro non solo lo Stato ma anche la moneta.

La depressione prossima ventura sarà più pesante della Grande Depressione del 1929, perché alla disoccupazione generata dalla mancanza dell’offerta (imprese chiuse, lavoratori a casa, servizi fermi – trasporti, ristorazione, cura della persona) vi si aggiungerà la disoccupazione generata dall’automazione e dalla disintermediazione che proprio in questi tempi stanno accelerando la propria avanzata (smart working su ampia scala, interazioni con la pubblica amministrazione via telematica, scuola a distanza). Quando il lockdown terminerà, non tutte le imprese riapriranno, non tutti i lavoratori rientreranno al lavoro, e lo Stato dovrà farsi carico di avviare investimenti keynesiani (nelle infrastrutture digitali e non – strade, ospedali, scuole, residenze per anziani) come pure dovrà farsi carico di una massiccia assistenza per garantire ai cittadini italiani e non, regolari e non, la soglia minima di sopravvivenza.

Da dove prenderà lo Stato italiano le risorse necessarie per far fronte ai suoi impegni futuri? In gioco c’è la ricostruzione economica e sociale dell’Italia, la ricostruzione dell’economia reale, quella fondata sul lavoro, sulle imprese, sulle famiglie, sui beni e sui servizi reali, sulla produzione.

Occorrerà porre l’economia reale al riparo dalle possibili influenze negative esercitate dal sistema finanziario, a cominciare dalle speculazioni dei mercati finanziari attraverso lo spread (per tale motivo viene proposto da alcuni Stati dell’eurozona di utilizzare gli Eurobond) o dai finanziamenti provenienti dal Mes (su cui si sta trattando per sterilizzare condizionalità fortemente penalizzanti). Qualora l’Italia dovesse ricorrere ai prestiti (di cui avrà necessariamente bisogno), siano essi Eurobond o del Mes, dovranno essere prestiti a fondo perduto, perché l’Italia non sarà mai in grado di restituirli, né tra 30 né tra 50 anni.

La verità è che non tutto andrà bene. Una volta accettata la realtà così come realmente è, occorrerà evitare il peggio. La nuova rivoluzione copernicana è il “keynesianesimo digitale”, l’economia dello Stato fondata sulla moneta digitale gestita dallo Stato a sostegno dello sviluppo economico e sociale della nazione.

Claudio Maria Perfetto

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