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Cosa serve per ricostruire l’Italia post Covid? Il punto e le novità per il 2021

Rendere "liquidi" i beni immobiliari dello Stato, sotto forma di moneta digitale, potrebbe essere la soluzione.

In un precedente articolo dal titolo “Per ricostruire l’Italia serve l’IRI come motore per lo sviluppo e l’occupazione” è stata evidenziata la necessità di intervenire con investimenti pubblici (da parte dello Stato) per sopperire all’insufficienza degli investimenti privati (da parte delle imprese). Si pone ora la questione di come finanziare gli investimenti pubblici.

I progetti che il governo italiano ha in programma di realizzare avranno bisogno dei 209 miliardi di euro del Recovery fund che la Commissione europea assegnerà all’Italia. Ma tali risorse saranno disponibili solo nella primavera del 2021 (almeno la prima tranche) perché dovranno essere reperite tramite l’emissione di bond. L’Italia potrebbe ricevere, tuttavia, subito 37 miliardi se decidesse di utilizzare il Mes, che già dispone di propri fondi. Il prestito del Mes, però, è soggetto a vincoli e andrebbe utilizzato esclusivamente per finanziare le spese sanitarie.

Reperire le risorse, sotto forma di moneta digitale, con una patrimoniale sui beni immobili dello Stato

Un modo rapido per arrivare alle risorse che servono ci sarebbe: applicare la patrimoniale. Ma non al patrimonio delle famiglie, bensì al patrimonio dello Stato. Non è certo una novità che si venda il patrimonio dello Stato per ridurre il debito pubblico; lo si potrebbe utilizzare (perché no?) anche per ricostruire l’Italia.

Il patrimonio immobiliare dello Stato ammonta a circa 340 miliardi di euro. La patrimoniale sui beni immobili dello Stato consisterebbe, in termini pratici, nel “liquidare gli immobili”. Non significherebbe venderli ai privati, ma vorrebbe dire renderli appunto “liquidi”, sotto forma di moneta digitale di Stato gestita dallo Stato: sarebbe come se il patrimonio convertito venisse “consumato”, quindi non più vendibile o trasformabile nuovamente in moneta digitale. Inoltre, con tali nuove risorse, lo Stato italiano dipenderebbe meno dai prestiti europei (Bce, Bei, Recovery fund, Mes), meno dalle Agenzie di rating, meno dallo spread, meno dal mercato, ed eviterebbe che il debito pubblico salga al 155% del Pil e oltre.

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Tracciare tutte le transazioni e combattere l’evasione fiscale grazie alla moneta digitale di Stato

La moneta digitale di Stato circolerebbe solo in Italia, parallelamente all’euro, e servirebbe per pagare le imposte (Irpef, Iva) e le tasse municipali (Tari, Tosap). Gli stipendi dei lavoratori verrebbero pagati metà in euro e metà in moneta digitale di Stato; le pensioni verrebbero pagate anch’esse metà in euro e metà in moneta digitale di Stato e accreditate su un conto del pensionato gestito gratuitamente dalle Poste italiane.

Le famiglie utilizzerebbero la moneta digitale di Stato per pagare le tasse e acquistare qualsiasi tipo di beni e servizi; le imprese (ma anche le famiglie) che avessero bisogno di euro per potersi approvvigionare di merci e servizi provenienti dall’estero potranno rivolgersi alle strutture statali (Cassa Depositi e Prestiti e Poste italiane) per convertire la moneta digitale di Stato in euro ed effettuare i pagamenti con l’estero. In tal modo tutte le transazioni finanziarie verranno automaticamente tracciate e si renderà impossibile l’evasione fiscale. Il recupero delle risorse provenienti dall’evasione fiscale permetterà di finanziare molte delle spese dello Stato, soprattutto quella del sistema previdenziale.

La moneta digitale di Stato come risorsa per finanziare il sistema previdenziale e combattere la disoccupazione

Per finanziare il sistema previdenziale non sarà necessario attendere il recupero di risorse dall’evasione fiscale: con la conversione del patrimonio statale in moneta digitale di Stato si avrà modo di pagare inizialmente un numero di pensioni tale da consentire lo sblocco dei posti di lavoro (attualmente occupati da sessantenni che non possono andare in pensione) e di conseguenza permettere l’ingresso nel mondo del lavoro della nuova generazione la quale alimenterà in maniera strutturale, attraverso i contributi dei nuovi lavoratori, l’erogazione delle nuove pensioni che saranno state avviate con la conversione del patrimonio statale in moneta digitale di Stato. Ciò servirà solo da volano all’occupazione. Occorrerà andare a regime.

Saranno necessari investimenti statali da finanziare con la moneta digitale di Stato per raggiungere la piena occupazione (assenza di disoccupazione involontaria) e risolvere così il problema maggiore che affligge la nostra società: la disoccupazione generazionale, la mancanza di lavoro di un’intera generazione, quella dei nativi digitali, dei nati dopo il 1985, minacciata sia dalla mancanza del ricambio generazionale sia dal rapido avanzare dell’automazione e della disintermediazione sotto la forte spinta della digitalizzazione.

Claudio Maria Perfetto

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