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Previdenza complementare: quale soluzione, con quali mezzi?

Nella “Relazione annuale del presidente Inps” del 10 luglio 2019 il presidente Pasquale Tridico propone la creazione di una previdenza complementare pubblica “gestita dall’Inps, volontaria e alternativa alle forme complementari private, superando anche la residualità di partecipazione già prevista in FondInps. L’obiettivo è rivolto a garantire una prudente gestione dei fondi mirando ad una maggiore canalizzazione degli investimenti in Italia”.

Che cos’è FondInps?

FondInps è un fondo di previdenza complementare costituito presso l’Inps a cui aderiscono i lavoratori (cosiddetti “silenti”) che non esprimono la scelta di destinazione del trattamento di fine rapporto (Tfr) e che sono sprovvisti di una forma di trattamento complementare. Tuttavia, la legge del 27 dicembre 2017, n. 205 (Legge di stabilità 2018 Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018) ha disposto la soppressione di FondInps (“le sue micro dimensioni da tempo ne consigliavano la chiusura”, scrive Fondinps nel suo “Bilancio di esercizio al 31 dicembre 2018”).

Ciononostante, il presidente Tridico torna a proporre una previdenza complementare pubblica gestita dall’Inps; questa volta con l’obiettivo di una “maggiore canalizzazione degli investimenti in Italia”. L’affermazione del presidente Tridico non può non destare un certo interesse.

Ma come essere certi che gli investimenti di cui parla il presidente Tridico (presumibilmente in attività reali quali infrastrutture digitali, edilizia sociale – come residenze per anziani) vengano fatti proprio in Italia? Il sistema c’è: occorre fare in modo che i soldi circolino solo all’interno della nazione.

Previdenza complementare
Pasquale Tridico (Twitter)

La moneta digitale di Stato

Il mezzo idoneo per realizzare ciò è la moneta digitale di Stato, la forma di moneta verso cui si orienteranno tutte le economie che evolveranno verso il digitale. Potrà essere una criptovaluta (come il bitcoin); o potrà essere una moneta scritturale, a costo zero, identica in tutto e per tutto alla moneta scritturale bancaria che le banche utilizzano per la gestione dei conti correnti.

La moneta digitale di Stato, per essere una moneta davvero a sostegno dell’economia reale (infrastrutture digitali, edilizia sociale), non dovrà generare moneta attraverso il meccanismo del tasso di interesse, dovrà essere agganciata a fattori reali come lavoro e capitale (macchinari, edifici) e la sua quantità dovrà dipendere dalla disponibilità delle risorse umane e materiali: se l’occupazione o il capitale aumenta, la quantità di moneta digitale aumenta; se uno dei due diminuisce, diminuisce pure la quantità di moneta digitale.

Bytcoin, una delle criptovalute attualmente esistenti.

La moneta digitale di Stato, non essendo fruttifera di interessi, non sarà in competizione con la moneta bancaria e non sarà soggetta ad attacchi speculativi perché non sarà scambiabile con altre monete tranne che con l’euro; sarà utilizzabile per i pagamenti di imposte e tasse, accettata per legge e quindi avente corso legale. Sarà utilizzabile solo all’interno del territorio nazionale e circolante parallelamente all’euro gestito dalle banche.

La moneta digitale di Stato, gestita dallo Stato (tramite la Cassa depositi e prestiti, per esempio), potrà risolvere in un colpo solo alcuni dei più importanti problemi che in Italia sono ancora in attesa di soluzioni: dalla costituzione di un fondo di previdenza complementare di natura pubblica in grado di assicurare una pensione di garanzia per i giovani, alla “maggiore canalizzazione degli investimenti in Italia” per supplire alla mancanza di domanda di investimenti da parte delle imprese private, al recupero di risorse dall’evasione fiscale grazie alle quali si potranno finanziare nuove pensioni e quindi favorire il tanto auspicato ricambio generazionale, il solo motore di spinta per gli investimenti in innovazione tecnologica nell’Industria 4.0 e Italia digitale.

Claudio Maria Perfetto

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