• 9 Dicembre 2021
  • SANITA'

Radioterapia su un bambino superiore del 200% a quanto prescritto

A processo un dirigente medico e un fisico-medico. Il trattamento ha provocato una patologia cerebrale nel piccolo.

All’ospedale di Perugia un bambino di sei anni è stato sottoposto a una serie di sedute radioterapiche alla testa risultate del 200% superiore a quanto normalmente prescritto nell’ambito di un trattamento per la cura una grave forma di leucemia. Questa l’accusa formulata dalla Procura del capoluogo umbro nei confronti di un fisico-medico e all’allora dirigente medico della struttura complessa di radioterapia che aveva in cura il piccolo paziente. Entrambi sono stati citatati in giudizio con l’accusa di lesioni personali colpose.

Secondo quanto ricostruito dal pm il trattamento, avvenuto tra ottobre e novembre del 2016, ha provocato nel bambino una patologia cerebrale dalla quale è scaturita “una grave regressione nelle capacità di cognizione e di ragionamento e un notevole deficit di coordinazione“. La prima a notare i problemi cognitivi nel piccolo è stata la madre, che ha voluto approfondire la questione: a seguito di esami e controlli specifici è stata accertata la nuova patologia. La famiglia ha così deciso di presentare una denuncia.

Le indagini hanno appurato l’irradiazione eccessiva nei confronti del minore

Nel capo d’accusa nei confronti del fisico medico si parla di “macroscopico errore di determinazione e calcolo della dose di irradiazione precauzionale encefalica” per il bambino. Per spiegare nel dettaglio la questione al bambino erano state prescritte 8 sedute totali, ognuna delle quali con una dose di radioterapia pari a 1,5 Gray. Mentre l’irradiazione complessiva è stata di 36 Gray, ovvero di 4,5 Gray a seduta, del 200 per cento superiore rispetto a quanto prescritto dal medico che lo aveva in cura.

L’allora dirigente medico non ha effettuato i controlli e le verifiche del caso

L’allora dirigente medico della struttura complessa di radioterapia oncologica è stata invece citata in giudizio in quanto “essendo titolare di una posizione di garanzia” nei confronti del bambino “ometteva di controllare e verificare che l’esecuzione del trattamento radioterapico fosse effettuata nei termini e nelle dosi rigorosamente indicati, così da contribuire causalmente all’insorgenza della patologia cerebrale che non si sarebbe verificata ove avesse compiutamente controllato la correttezza del trattamento radioterapico“.

Ora sarà compito dei giudici stabilire le cause dell’errore medico e le eventuali responsabilità.

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