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Rita Levi Montalcini e Tina Anselmi, esempi di emancipazione femminile

La scorsa settimana presso il municipio di Torino, all’interno della prestigiosa Sala delle Colonne, ha avuto luogo l’evento “Donne del Novecento a confronto“ , promosso dalla città di Torino, con il prezioso contributo della Consulta Femminile Comunale, con l’obiettivo di ricordare e rendere omaggio a due illustri rappresentanti italiane dell’emancipazione femminile: Rita Levi Montalcini e Tina Anselmi.

Le scrittrici Carola Vai, autrice del libro “Rita Levi-Montalcini – Una Donna Libera”, Marcella Filippa, autrice del libro “Tina Anselmi – La Donna della Democrazia” e Bruna Bertolo, accompagnate dalla presenza della giornalista ANSA Barbara Beccaria, nel ruolo di moderatrice, hanno ripercorso la vita di questi due esempi al femminile, che attraverso il loro lavoro e il loro esempio sono state in grado di avviare un cambiamento epocale in Italia: ovvero la conquista e la difesa dei diritti della donna.

Rita Levi Montalcini

Grande spazio nel dibattito è stato dato a Rita Levi Montalcini, nata a Torino il 22 aprile 1909, laureata in medicina e chirurgia con il massimo dei voti nel 1936. Durante gli studi universitari ebbe la fortuna di conoscere due compagni che sarebbero diventati due illustri rappresentanti mondiali nel campo medico: Salvador Luria, Nobel per la medicina nel 1969, e Renato Dulbecco, Nobel per la medicina nel 1976. Riconoscimento che venne conferito anche a lei qualche anno più tardi, nel 1986, insieme al biochimico Stanley Cohen, grazie alla scoperta del NGF – il fattore di crescita nervosa. Grazie a questo illustre premio fu la seconda donna italiana ad ottenere un Nobel, la prima fu Grazia Deledda nel 1926 (Nobel per la letteratura, e la prima ed unica ad averlo conquistato nella medicina.

Pur provenendo da una famiglia molto agiata, la Montalcini dovette lottare strenuamente per non essere destinata ricoprire solamente il ruolo di moglie e madre, come le usanze e abitudini dell’epoca imponevano. Nel 1946 emigrò negli Stati Uniti per motivi professionali, accentando la chiamata per un posto da ricercatrice a Saint Louis, nel dipartimento di zoologia della Washington University. Una decisione dettata sopratutto dalle poche prospettive e dal malcostume italiano.

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Rita Levi Montalcini (Facebook)

Per raccontare la situazione lavorativa presente nel nostro Paese aveva affermato: “In Italia non si può rimanere se non si ha un ‘padrino politico’, sopratutto nella scienza. Anche per fare ricerca bisogna avere una professione politica“. Da altre dichiarazioni si evidenzia inoltre un grande spirito di indipendenza, caratteristica che l’ha convinta a cercare fortuna all’estero: “Sono una persona libera, non potrei sopportare di vivere sopra la mia testa un professore di cui non ho stima.”

Nel corso dell’evento sono state citate tre frasi significative espresse da Rita Levi Montalcini e divenute virali :

  • Il corpo faccia quello che vuole, io non sono il corpo, sono la mia mente” ;
  • Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di nulla, se non della loro intelligenza” ;
  • Rare sono le persone che utilizzano la mente, poche quelle che usano il cuore, uniche coloro che li usano entrambi” ;
  • Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi”.
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Tina Anselmi (Facebook)

Tina Anselmi

Pur avendo un’estrazione sociale diametralmente opposta a quella della Montalcini, Tina Anselmi contribuì in maniera egualmente importante al processo di emancipazione femminile che mosse i primi passi in Italia a partire dal dopoguerra. Nata il 29 marzo 1927 a Castelfranco Veneto, nel ’44, non ancora maggiorenne, prese parte attivamente alla Resistenza. Dopo la seconda guerra mondiale si laureò in lettere e divenne insegnante di scuola elementare.

Oltre la passione e la propensione all’insegnamento, intraprese il percorso di sindacalista, prima nelle fila della CGIL e dal 1950, anno della sua fondazione, nella CISL. Dal 1958 prese parte alla DC, partito grazie al quale decollò la sua carriera politica, infatti dal 1968 al 1992 fu deputata eletta sotto il simbolo dello “scudo crociato”. Durante il suo operato si occupò molto dei problemi legati alla famiglia e alle donne: a lei si deve la legge sulle pari opportunità.

Per tre volte fu sottosegretario , in seguito divenne “la prima donna ministro” in Italia, nominata il 29 luglio 1976 ministro del lavoro e della previdenza sociale. Mentre nelle successive due legislature fu nominata ministro della sanità. Nel 1981 fu scelta per ricoprire il delicato incarico di presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulla loggia massonica P2 di Licio Gelli, indagine che durò fino al 1985.

Giovanna Giordano

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