• IL SANTO DEL GIORNO

Santa Margherita nobile ungherese innamorata di Cristo crocifisso

Santa Margherita d’Ungheria, figlia del re, promessa in voto a Dio dai suoi genitori per la liberazione della patria dai Tartari appena dodicenne fu affidata alle monache dell’Ordine dei Predicatori e si consacrò totalmente, sino a desiderare ardentemente di assimilarsi a Cristo crocifisso. 

Il 18 gennaio la Chiesa venera Santa Margherita di nobili origini. La madre era Maria Lascarina, figlia dell’imperatore bizantino Teodoro I Lascaris,  la zia era Sant’Elisabetta d’Ungheria, sorella di Bela IV d’Ungheria.
La principessa Margherita nacque nella fortezza di Clissa, in Dalmazia, dove la corte si era rifugiata per sfuggire al pericolo dell’invasione dei mongoli guidati da Batu Khan (nipote di Gengis Khan). Sin dalla nascita i suoi genitori la promisero in voto a Dio per la liberazione dell’Ungheria dai mongoli, che sorprendentemente due mesi più tardi si ritirarono, consentendo alla famiglia reale di rientrare e iniziare una lenta opera di ricostruzione del paese.
A tre anni Margherita fu affidata al monastero domenicano di Veszprém e poi fu trasferita al monastero della Beata Vergine fondato dagli stessi genitori sull’Isola delle Lepri, oggi Isola Margherita, nell’odierna Budapest. 
A diciotto anni, rifiutò un matrimonio di interesse politico, perchè aveva ormai scelto di consacrarsi al Signore e il padre, nonostante l’impegno assunto alla sua nascita, dovette desistere dal mandarla in sposa e farla diventare regina.

Poi Margherita diventa domenicana e sul suo esempio entrano in convento altre figlie dell’aristocrazia ungherese.  Margherita è anche molto attenta alle vicende della sua dinastia e la sua autorevolezza permette, nel 1265, di mettere fine a una guerra di famiglia tra suo fratello maggiore Stefano V e il padre Béla IV, che già lo aveva associato al trono.
Nel monastero svolgeva i lavori più umili, viveva uno stretto ascetismo, pregava assiduamente e meditava in particolare sulla Passione, desiderando condividere le sofferenze di Cristo. Il suo amore per l’Eucaristia si accompagnava a quello per la povertà e le Sacre Scritture, che si faceva leggere dal suo confessore e guida spirituale, un domenicano di nome Marcello che fu provinciale d’Ungheria. Visse un’intensa vita mistica, anche se fu breve perché morì a soli ventinove anni in fama di santità e con la tomba che divenne presto meta di pellegrinaggi. I suoi connotati di religiosa si trovano nei racconti di un centinaio di testimoni, che nel 1276 (sei anni dopo la morte) depongono davanti a due delegati pontifici incaricati di indagare sulla sua fama di santità. Si ha conferma di una donna che vive la Regola, e aggiunge di suo una continua opera di imitazione di Gesù nella sofferenza e nell’umiliazione.  Si priva di cibo e di riposo e cerca persino di cancellare dal viso ogni traccia di bellezza. E dal suo convento sul Danubio si ritrova in sintonia con lo spirito dei movimenti di disciplinati e penitenti, che si diffondono in Europa.
Si moltiplicano le voci di miracoli avvenuti sula sua tomba, e questo fa avviare l’inchiesta per la canonizzazione è iniziata nel 1271, sotto Papa Gregorio X e si concluderà solo nel 1943, con Papa Pio XII. 

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Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Dottore in Teologia e professore. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. È cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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