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Sant’Agata giovane martire che protegge Catania: gli abitanti la portano in processione

Sant’Agata salvaguardò Catania dalla peste, di cui è patrona; è stata una martire che seppe resistere alle persecuzioni a cui fu sottoposta e conservò la purezza del corpo e integra la fede.  

Il 5 febbraio la chiesa venera Sant’Agata: una delle sante più popolari della cristianità, nata a Catania nei primi decenni del III secolo. Agata apparteneva ad una ricca e nobile famiglia catanese, il padre Rao e la madre Apolla, cristiani convinti, educarono religiosamente la figlia, che aderì all’idea di appartenere totalmente a Cristo e a 15 anni si consacrò a Dio, vestendo il velo rosso che portavano le vergini consacrate

Sant’Agata – Francisco de Zurbarán (Wikipedia)

In quel tempo era in vigore l’editto dell’imperatore Settimio Severo, che stabiliva che i cristiani dopo la denuncia alle autorità potevano abiurare pubblicamente e aderire al paganesimo; in caso contrario venivano torturati e poi uccisi. Visti gli scarsi risultati, nel 249 l’imperatore Decio fu ancora più drastico: tutti i cristiani dovevano arrestati, torturati e uccisi. Catania all’epoca era una città fiorente e posta in ottima posizione geografica, a governarla era il proconsole Quinziano, uomo superbo e prepotente , che un giorno vide la giovane bella Agata e se ne incapricciò , ma non vedendo corrispondenza l’accusò di vilipendio della religione di Stato, ed ordinò che la conducessero nella sua dimora. La giovane fuggì e si rifugiò in vari posti, ma alla fine venne catturata e condotta da Quinziano, che tentò in tutti i modi di sedurla, ma fu sempre respinto. Arrivò persino ad affidarla ad una cortigiana di facili costumi che cercò di istruirla in pratiche licenziose, ma lei mantenne la sua verginità consacrata a Cristo. Persa ogni speranza, il proconsole imbastì un processo contro di lei, con domande subdole e insinuazioni umilianti, ma Agata fu ferma nel sostenere che  “la nobiltà suprema consiste nell’essere schiavi del Cristo”. Contro di lei  furono dirette terribili torture: stirate le membra, lacerata con pettini di ferro, scottata con lamine infuocate, tutte pratiche sopportate senza cedimenti. Ciò indispettì Quinziano che le fece strappare i seni con enormi tenaglie. 

Dopo questa pratica terribile  fu riportata in cella dove le apparve San Pietro apostolo, accompagnato da un bambino, che la risana le mammelle amputate.  Il suo aguzzino, viste le ferite rimarginate, chiese alla ragazza come fosse successo e lei rispose: “Mi ha fatto guarire Cristo”. Era la certificazione della sconfitta bruciante per Quinziano, che ordinò di bruciarla su un letto di carboni ardenti, con lamine arroventate e punte infuocate.  Il fuoco bruciò le sue carni, ma non il velo; per questa ragione “il velo di sant’Agata” diventò da subito una delle reliquie più preziose; esso è stato portato più volte in processione di fronte alle colate della lava dell’Etna, per fermarne il flusso. 

Martirio di Sant’Agata – Giovanni Battista Tiepolo (Wikipedia)

Mentre Agata morì, un forte terremoto scosse la città di Catania e provocò il crollo parziale del Pretorio, seppellendo due aguzzini di Quinziano. A quel punto i catanesi reagirono e il proconsole fece togliere Agata dal fuoco e la fece riportare in cella, dove morì qualche ora dopo. 
Dopo un anno esatto, il 5 febbraio 252, una violenta eruzione dell’Etna colpì Catania e molte persone, cristiani, ma anche pagani, corsero al suo sepolcro, presero il prodigioso velo e lo opposero alla lava di fuoco che si arrestò. Da allora Sant’Agata divenne non soltanto la patrona di Catania, ma la protettrice contro le eruzioni vulcaniche e poi contro gli incendi. 
L’ultima volta che il suo intervento si è rivelato utile, tramite il miracoloso velo, è stato nel 1886, quando la cittadina di Nicolosi, minacciata dal vulcano venne risparmiata dalla distruzione. 
Le sue reliquie sono conservate nel duomo di Catania in una cassa argentea, opera di celebri artisti catanesi; vi è anche il busto argenteo della “Santaituzza”, opera del 1376.

Celebrazioni e ricorrenze per la sua festa avvengono un po’ in tutta Italia, perfino a San Marino, ma è Catania il centro più folcloristico e religioso del suo culto, con due caratteristiche processioni, una delle quali avviene oggi, martedì 5 febbraio. Vi sono undici Corporazioni di mestieri tradizionali, che sfilano in processione con le cosiddette ‘Candelore’ fantasiose sculture verticali in legno, con scomparti dove sono scolpiti gli episodi salienti della vita di Sant’Agata, che nella città etnea chiamano con affetto “Santaituzza”.

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Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. E' cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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