• IL SANTO DEL GIORNO

Sant’Ildefonso, vescovo spagnolo prescelto dalla Madonna

Sant’Ildefonso da Toledo è stato un apprezzato vescovo, scrisse numerosi libri e compose celebri preghiere liturgiche per la grande devozione che aveva verso la Madonna.

Il 23 gennaio la chiesa venera Sant’Ildefonso, uno dei santi spagnoli più famosi. La tradizione narra che la sua nascita sia legata ad un miracolo; infatti i genitori Stefano e Lucia non potevano avere figli. Un giorno la mamma supplicò la Madonna che le desse un figlio, promettendole di consacrarlo a Cristo. Fu ascoltata e, sul finire del VI secolo, nacque Ildefonso, che fu educato ad una speciale devozione verso la Madonna e fu preso sotto tutela spirituale dallo lo zio Eugenio, futuro arcivescovo di Toledo e poi santo. Ildefonso aveva l’affetto di tutti ed era ammirato per la sua intelligenza e tutti volevano stare con lui.

Compiuti gli studi nella scuola di sant’Isidoro, tornò a Toledo, dove decise di consacrarsi al Signore. Il padre lo contrastò e il giovane fuggì e si fece monaco nel monastero dei Santi Cosma e Damiano, nei pressi di Toledo, dove fu nominato abate.  Nel 657, alla morte dello zio Eugenio, il re, il popolo e il clero vollero che Ildefonso gli succedesse come Vescovo.
Svolse ottimamente quel compito e fu un eccellente scrittore. Il suo testo più celebre fu il trattato “Sopra la verginità di Santa Maria contro tre infedeli” con il quale, con solide argomentazioni, difende la verginità di Maria, che era stata già definita dogmaticamente  nel secondo concilio di Costantinopoli (553). La teologia mariana di Ildefonso ebbe un impatto notevole sul popolo spagnolo che l’ha assimilata al punto da chiamare abitualmente Maria la Virgen, proprio con il semplice termine usato dal santo.

Nella sua fervida devozione mariana si inserisce il miracolo avvenuto la notte del 18 dicembre 665, quando Ildefonso, in compagnia di alcuni chierici e fedeli, si recò in chiesa per cantare inni in onore della Vergine. Il gruppo trovò la cappella illuminata da una luce così abbagliante che tutti fuggirono per il timore, ad eccezione del vescovo e di due suoi diaconi, che videro la Madonna, circondata da altre vergini che cantavano inni celesti. Maria fece un cenno del capo a Ildefonso affinché si avvicinasse e poi gli disse: “Tu sei il mio cappellano e notaio fedele. Ricevi questa casula che mio Figlio ti manda dal suo tesoro”. E detto questo la stessa Vergine lo vestì con la sacra casula (la veste liturgica propria del ministro che celebra la Messa), istruendolo di usarla solo nelle festività in suo onore. Sulla veridicità dell’apparizione si espresse il concilio di Toledo, che la ritenne così chiara da ordinare un giorno di festa per perpetuarne la memoria.
Il fatto miracoloso fu poi inserito in età moderna negli Acta Sanctorum e documentato come “La Discesa della Santissima Vergine e la sua Apparizione”, conferma di una trasmissione ininterrotta lungo i secoli e resistita all’invasione islamica, iniziata nell’VIII secolo. I musulmani, infatti, trasformarono l’antica chiesa in una moschea, ma poiché erano a conoscenza del miracolo rispettarono come sacri il luogo e la pietra che lì si trovava.  Si tratta della pietra, protetta da una grata nell’odierna cattedrale di Toledo, che i fedeli possono venerare ancora oggi e su cui la Beata Vergine pose i piedi apparendo a sant’Ildefonso. 
Ildefonso morì il 23 gennaio 667 e per questo viene ricordato e venerato dalla Chiesa in questo particolare giorno.

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Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Dottore in Teologia e professore. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. È cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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