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Scontri in Cile, salgono a 15 i morti, oltre 2.600 gli arresti

SANTIAGO. Sono saliti a 15 i morti in Cile nell’ambito delle proteste in corso da venerdì. Lo annuncia dal palazzo della Moneda il sottosegretario all’Interno, Rodrigo Ubilla, precisando che 11 dei morti sono stati registrati nella regione di Santiago. Secondo la versione fornita dall’esercito, l’episodio sarebbe avvenuto durante il saccheggio di un’attività commerciale. Altri tre morti si registrano a La Serena, Coquimbo e uno lungo la statale 5 Sur. Rispetto alle 24 ore precedenti, comunque, “si è notata una diminuzione significativa dei fatti violenti associati a saccheggi, vandalismi e delinquenza”.

Il governo cileno ha annunciato che le persone arrestate hanno raggiunto quota 2.643, mentre per la terza notte consecutiva nella capitale e in tutta la sua regione, è stato in vigore il coprifuoco. Così come ad Antofagasta, La Serena, Coquimbo, Valparaiso, Rancagua, Talca, Concepcion e Valdivia. Centinaia di soldati presidiano le strade delle città, per la prima volta dal 1990, quando il Cile tornò alla democrazia dopo la dittatura di Augusto Pinochet.

“Invece di reprimere le proteste, il governo cileno dovrebbe trovare soluzioni alle richieste provenienti dalle proteste e indagare su tutte le denunce di violazioni dei diritti umani segnalate nel corso delle manifestazioni”, ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe.

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