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Sgominato un giro di truffe con assegni scoperti e raggiri

SASSARI. Acquistavano con assegni scoperti e attraverso aziende fittizie merce di ogni tipo, da prosciutti e salami ai condizionatori, dal carburante alle autovetture fino al materiale edile. La banda di truffatori è stata scoperta dai Carabinieri di Sassari nell’ambito di un’indagine che vede indagate complessivamente 27 persone. Nelle province di Sassari, Nuoro, Reggio Emilia, Modena, Parma e Milano, i carabinieri hanno eseguito quattro custodie cautelari in carcere, tre agli arresti domiciliari e una quindicina di perquisizioni disposte dal gip del tribunale di Sassari su richiesta della procura. In tutto sono 27 le persone indagate, a vario titolo. In carcere oltre a Lussorio Manca, di Oristano,  e Marco Salis, 38 anni, di Sassari, considerati i referenti delle ‘operazioni’ dell’associazione in Sardegna, sono finiti anche Vito Nicola Belmonte, 53 anni, di Matera, e Riccardo Notarpietro, 43 anni, di Adria (Rovigo), identificati dagli inquirenti come ideatori e organizzatori del sistema truffaldino.

Agli arresti domiciliari, invece, si trovano Giulio Caggiari, sassarese di 30 anni, Salvatore Campus, nuorese di 52 anni, entrambi fra i referenti sardi del gruppo, e Maurizio Beccantini, 60 anni, di Modena, individuato come ‘collaboratore’ nell’organigramma ricostruito dai carabinieri. Secondo i riscontri dell’Arma, in un anno l’organizzazione ha messo a segno 37 truffe e acquistato beni per 800mila euro. Altri raggiri, per un totale di 3 milioni di euro, sono stati sventati grazie alle indagini dei militari della Sezione operativa Norm della Compagnia di Sassari. Secondo le indagini, la banda agiva nelle province di Sassari, Nuoro, Reggio Emilia, Modena, Parma e Milano, ma gli inquirenti non escludono che possano essere coinvolte anche altre località. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, al riciclaggio e alla ricettazione. Secondo gli accertamenti svolti dai carabinieri, l’organizzazione aveva creato cinque aziende fittizie per le quali erano stati aperti dei reali conti correnti bancari, tutti vuoti, però. L’intervento degli inquirenti, giunto dopo un’indagine partita ad agosto 2018,  ha impedito nuove truffe, già tentate, per oltre 3 milioni di euro. Il gruppo acquistava, con false fideiussioni e assegni a vuoto, beni come auto, materiale per l’edilizia, carburante, elettrodomestici e generi alimentari che poi venivano rivenduti o impiegati in imprese degli indagati. In genere gli affiliati all’associazione pagavano con assegni bancari scoperti, collegati a conti correnti intestati ad aziende il cui amministratore delegato era la classica ‘testa di legno’.

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