• 24 Settembre 2021
  • DAL MONDO

Tunisia in bilico tra democrazia e colpo di stato

Dopo le dimissioni forzate del primo ministro e la chiusura del Parlamento, la Tunisia sta vivendo un momento difficile sul filo del rasoio tra democrazia e svolta autoritaria

A dieci anni dalla primavera araba e la cacciata di Ben Ali, la Tunisia sta nuovamente vivendo una situazione difficile.  Domenica 25 luglio il Presidente algerino Kais Saied ha forzato le dimissioni del premier Hichem Mechichi e sospeso per un mese l’attività del parlamento. Dura la reazione degli oppositori che hanno definito incostituzionale l’atteggiamento di Saied.

La decisione del presidente Saied è stata annunciata domenica notte dopo una riunione di emergenza con i responsabili della sicurezza seguita ad un’intera giornata di proteste e scontri in tutte le città del paese. I manifestanti chiedevano la fine del regime politico attuale, il paese sta vivendo infatti un momento di grande crisi economica e sanitaria,  e alla fine della giornata il presidente Saied ha annunciato di aver cacciato il premier e aver assunto la guida del governo  “fino alla nomina del nuovo premier.” E’ stata inoltre chiuso il Parlamento per 30 giorni e instaurato il coprifuoco dalle 19 alle 6 con assembramenti vietati fino al 27 agosto. Dura la reazione degli oppositori che hanno definito l’atteggiamento di Saied incostituzionale.

Giubilo dei sostenitori di Saied e dura reazione degli oppositori

L’annuncio del presidente Saied, ha portato migliaia di cittadini festanti nelle piazze con grida di giubilo e giostre simili alla vittoria di un campionato. Il presidente a notte fonda è apparso nella centrale Avenue Bourguiba acclamato dalla folla.  

Tra gli oppositori il presidente  del parlamento Rached Ghannouchi, leader del partito islamico Ennhadha, prima partito nel paese ha parlato di colpo di stato e ha chiesto ai suoi sostenitori di scendere a loro volta in piazza per difendere la democrazia.

Dopo gli ultimi eventi i due schieramenti hanno manifestato davanti al parlamento sigillato dai militari, anche se in misura ridotta rispetto a quanto prospettato da Ennhadha, perchè non si sono viste le migliaia di persone annunciate dal leader del partito islamico. Il futuro è adesso un’incognita, non si sa quali scenari si apriranno dopo quanto accaduto.

Bandiera tunisina (Twitter)

Saied smentisce il colpo di stato

Il presidente Saied non ne vuol sapere di essere definito un dittatore e smentisce il colpo di stato. Fa presente a chi lo contesta di aver consultato lo stesso Ghannouchi prima di chiamare il capo del governo Mechichi e annunciargli le dimissioni forzate, permesse dall’articolo 80 della Carta.

Il presidente Saied lancia appelli alla calma e ottiene il favore del sindacato Ugtt che tuttavia richiede garanzie costituzionali che affianchino le misure adottate dal presidente. Tra gli avversari di Saied anche l’alleato di governo di Ennhadha, Qalb Tounes che ha ritenuto le misure adottate dal presidente una grave violazione della Costituzione e delle disposizioni dell’articolo 80.

Le opinioni dei politici italiani sulla situazione in Tunisia

Enzo Amendola, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega Affari UE, in un tweet definisce la situazione in Tunisia “Molto preoccupante. La fragilità di una democrazia così vicina a noi crea apprensione, in un contesto sociale già colpito dalla pandemia. Italia e UE sono al fianco del popolo tunisino, per la sua stabilità politica ed economica“.

Per Bobo Craxi, figlio dell’ex premier socialista Bettino Craxi, afferma che “la decisione di congelare il parlamento, liquidare il Governo, inviare i tank in mezzo alla strada in “nome del popolo” aggrappandosi ad una interpretazione di un articolo costituzionale rendono precario, fragile, a rischio il quadro istituzionale in Tunisia“. Inoltre evidenzia che l’Europa attraverso l’opera di mediazione del commissario Josep Borrell ha chiesto ufficialmente al governo tunisino di ripristinare “l’ordine costituzionale” e riavviare la normale vita parlamentare, oltre a far cessare immediatamente le violenze.

Il segretario Dem Enrico Letta parla di Tunisia davanti ad un drammatico bivio: “O ritornano stato di diritto e democrazia oppure l’esito « egiziano » è dietro l’angolo. Da evitare a tutti i costi, fare tutto il possibile, anche Italia, anche Tunisia per far tornare le regole democratiche“, mentre Matteo Salvini chiede al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, di riferire pubblicamente sulle condizioni dei cittadini italiani residenti in Tunisia, perché “i nostri concittadini necessitano di sostegno per riacquistare quella stabilità che manca ormai da troppo tempo“.

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Valentina Roselli

Laureata in Scienze Politiche, giornalista, ha iniziato come cronista per importanti testate nazionali e locali, ha collaborato con alcuni periodici di attualità occupandosi di politica ed è stata direttrice editoriale del quotidiano "Notizie Nazionali". Negli ultimi anni ha lavorato come ghostwriter e ha collaborato ad inchieste giornalistiche di attualità per radio e tv online.

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