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Una gita a… Orvieto, una delle antiche perle dell’Umbria

Tra le città umbre più affascinanti e più antiche dell’intera penisola c’è Orvieto, che deve le sue origini alla civiltà etrusca: i primi insediamenti risalgono al IX° secolo a.C. e si localizzarono all’interno delle grotte tufacee ricavate nel massiccio su cui sorge attualmente la cittadina umbra.

Il paesino, in provincia di Terni, è uno dei pochi della regione a essere stato benedetto dall’autostrada e da una ferrovia che lo collega senza cambi a Roma, Napoli, Milano e Venezia, è perfetto da visitare da mattino a sera.

Sebbene la fama di Orvieto sia profondamente intrecciata con quella del suo magnificente Duomo, la città offre numerosi spunti e itinerari storico-artistici, proprio in virtù delle sue antiche origini. Arroccata su di una rupe, inoltre, Orvieto offre scorsi panoramici davvero splendidi.

Orvieto
Il Duomo di Orvieto è un variopinto esempio di architettura romanico-gotica

Non si può non iniziare la nostra visita allo splendido Duomo di Orvieto, un variopinto esempio di architettura romanico-gotica, ricchissimo di opere d’arte, che custodisce al suo interno il Sacro Corporale. Iniziato nel 1290, fu poi continuato da Lorenzo Maitani, al quale si deve in particolare la mirabile facciata con i suoi eccezionali bassorilievi; l’elegante fronte, largo 40 metri ed alto 52 m, è impreziosito da mosaici e dal rosone di Andrea Orcagna. L’interno del Duomo è ornato di importanti opere, tra le quali i celebri affreschi di Luca Signorelli e il Reliquiario del Corporale.

Gli affreschi della Cappella Nuova (eseguiti dal 1499 al 1504 da Luca Signorelli, che vi raffigurò Paradiso e Inferno, eletti e reprobi, scene con profeti, angeli e santi) vi lasceranno sicuramente senza fiato per la loro bellezza e la luminosità dei loro colori. Nella parte posteriore del Duomo si trovano i Palazzi dei Papi, austeri edifici duecenteschi intitolati a Urbano IV, Martino IV, Bonifacio VIII. In quest’ultimo, detto anche Palazzo Soliano, si trova il Museo dell’Opera del Duomo.

Orvieto

Anche il sottosuolo della città riserva tante sorprese; a pochi passi dal Duomo i cunicoli e le cavità svelano un altro mondo da scoprire: è quello di Orvieto Underground, che consente di effettuare visite guidate in un complesso sotterraneo polivalente scavato a partire dal IX secolo a.C.; anche qui pozzi, cave, laboratori e frantoi per le olive hanno garantito la sopravvivenza degli abitanti in superficie per millenni.

E a proposito di pozzi, celebre ormai in tutto il mondo è quello di San Patrizio, accanto ai giardini comunali che si trovano all’interno della Fortezza dell’Albornoz. Straordinaria opera di ingegneria civile del Cinquecento, fu scavato per volere di Clemente VII, rifugiatosi ad Orvieto durante il sacco di Roma nel 1527.

La sua realizzazione, voluta per motivi di sopravvivenza in caso di assedio o calamità naturali, fu affidata ad Antonio da Sangallo, coadiuvato da Giovanni Battista da Cortona. Le sue dimensioni sono impressionanti: profondo 62 metri, ha un diametro di 13,5 metri. Tutt’attorno si snodano due scale a chiocciola elicoidali che non si incontrano mai; le due scalinate, composte da 248 gradini ognuna, ricevono luce da 72 finestre creando un’atmosfera surreale.

Il celeberrimo pozzo di San Patrizio

In quanto ai musei, i principali sono per la maggior parte situati in Piazza Duomo. Essi offrono differenti tematiche e danno la possibilità di vedere da vicino reperti di origine etrusca e romana (Museo Civico Faina ed Archeologico Nazionale), gran parte degli “arredi” del Duomo (dipinti, statue, sculture, incartamenti e progetti originali) nel Museo dell’Opera del Duomo, infine non mancano musei moderni come quello al pian terreno di Palazzo Soliano che espone opere in bronzo di Emilio Greco, ed il più recente Museo Vie in Piazza del Popolo, un ambiente moderno dotato di schermi touch-screen dove conoscere al meglio la città.

Piero Abrate

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Piero Abrate

Giornalista professionista dal 1990, in passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. È stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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