• 16 Gennaio 2021
  • IL SANTO DEL GIORNO

10 maggio: santi Alfio, Filadelfo e Cirino, fratelli martiri

Tra i numerosi santi e beati che si celebrano il 10 maggio, ci sono anche tre fratelli che sacrificarono la loro vita per la fede cristiana: si tratta di Alfio, Filadelfo e Cirino, il cui culto è molto diffuso in quasi tutta la Sicilia Orientale fin dall’alto Medioevo. La documentazione sui tre santi è scarsa, quasi tutte contenute in un documento che gli studiosi delle vite dei Santi fanno risalire al secondo decennio della seconda metà del secolo X, al 960 circa.

Si tratta di una lunga e minuziosa narrazione scritta da un monaco di nome Basilio, vissuto a Lentini in provincia di Siracusa. Il manoscritto, che si compone di più parti, alla fine della terza parte si chiude con questo periodo in greco antico: “Con l’aiuto di Dio venne a fine il libro dei SS. Alfio, Filadelfo e Cirino, scritto per mano del monaco Basilio”. Il prezioso scritto è oggi conservato nella Biblioteca Vaticana, proveniente dal monastero di Grottaferrata, nei pressi di Roma. Secondo il manoscritto citato i nostri Santi hanno subito il martirio nella persecuzione di Valeriano nell’anno 253.

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I santi Alfio, Filadelfo e Cirino in carcere, olio su tela nella chiesa delle Anime del Purgatorio, a Santa Maria di Licodia (Wikipedia)

I tre fratelli nacquero a Vaste, in provincia di Lecce. Il padre Vitale apparteneva a una famiglia patrizia, mentre la madre Benedetta era una devota cristiana. L’imperatore Decio, intorno alla metà del III secolo, emanò un editto secondo cui ogni persona aveva l’obbligo di effettuare un sacrificio alle divinità della religione romana; un eventuale rifiuto prevedeva la condanna a morte. Un plotone di soldati romani si presentò a Vaste, nella casa patrizia di Vitale e Benedetta, con l’ordine di mettere in catene i loro tre giovani figli, rei di avere eluso la legge con la continua testimonianza di quella fede che hanno assimilato in famiglia, ovvero il cristianesimo.

I tre fratelli furono prima interrogati da Nigellione, delegato dell’imperatore per l’Italia meridionale, il quale, impotente a fiaccarne le convinzioni, li fece trasferire a Roma dove subirono un altro processo ad opera del prefetto Licinio, conclusosi con un nulla di fatto. Ma, se da un lato non si volle infierire sui re giovani fratelli, espressione di una delle più ragguardevoli famiglie dell’Impero, dall’altro si pretese la loro sottomissione. Motivo per il quale vennero trasferiti a Pozzuoli (dove nemmeno Diomede riuscì a piegarli) e, successivamente, in Sicilia, dove regnava il giovane patrizio romano Tertullo.

I tre fratelli subirono l’ennesimo processo e successivamente furono condotti a Lentini, ma Alfio, Filadelfo e Cirino ancora una volta non cedettero. Tertullo emise la sua inappellabile sentenza, seguita dall’immediata esecuzione: dopo averli fatti girare ammanettati e frustati per le vie di Lentini, esposti allo scherno della plebe inferocita ed urlante, ad Alfio venne strappata la lingua (per questo motivo è considerato il patrono dei muti), Filadelfo venne bruciato su una graticola, Cirino fu immerso in una caldaia di olio bollente.

Era il 10 maggio del 253: Alfio aveva 22 anni e 7 mesi, Filadelfo 21 anni, Cirino 19 anni e 8 mesi. Su ordine di Tertullo, i loro corpi martirizzati vennero legati con delle funi e trascinati in una foresta, chiamata “strobilio” per la gran quantità di pini esistenti. I loro corpi, trascinati vicino alle case di Tecla e Giustina, e successivamente gettati in un pozzo, ricevettero dalle due pie donne degna sepoltura all’interno una grotta, dove in seguito venne edificata una chiesa.

Alessio Yandusheff Rumiantseff

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Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Dottore in Teologia e professore. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. È cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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