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26 settembre: santi Cosma e Damiano, martiri d’Oriente

Cosma e Damiano, noti anche come santi medici, sono due fratelli (forse addirittura gemelli) che nascono ad Egea, città portuale della Cilicia (regione sulla costa sudorientale della Turchia, a nord di Cipro), intorno al 260. La tradizione cristiana li considera medici e fratelli maggiori dei santi Antimo, Leonzio ed Euprepio, nati da Santa Teodora. Secondo la tradizione fanno parte della prima generazione di martiri sotto l’impero di Diocleziano e sono venerati da tutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi. Dal momento che non vogliono mai denaro o beni in cambio della loro pratica di medici e guaritori, vengono soprannominati anàrgiri che in greco suona come “santi non mercenari. Grazie a queste opere riescono a convertire molte persone alla fede cattolica.

Sulla loro vita le notizie sono scarse. Si sa che apprendono l’arte medica in Siria e che una volta terminata la specializzazione cominciano la loro opera di guaritori. La loro attenzione nei confronti di chi soffre diventa anche uno strumento efficacissimo di apostolato. «Missione» che costa la vita ai due fratelli, che vengono martirizzati. La narrazione forse più credibile attesta che nel 303 vengono uccisi a Cirro, antica città della Siria settentrionale, per ordine del governatore Lisia.

Il culto dei santi Cosma e Damiano, invocati come potenti taumaturghi, inizia subito dopo loro la morte. Il vescovo di Cirro, Teodoreto nel V secolo parla già della divisione delle loro reliquie, inviate alle numerose chiese sorte in loro onore (a Gerusalemme, in Egitto, in Mesopotamia); l’imperatore Giustiniano I e il patriarca Proclo dedicano ai santi una basilica di Costantinopoli che diviene meta di numerosi pellegrinaggi; anche a Roma papa Felice IV nel VI secolo edifica, sul sito dell’antico Templum Romuli e della Bibliotheca Pacis, nel Tempio della Pace, una basilica a loro intitolata e ne favorisce il culto in opposizione a quello per i pagani Castore e Polluce.

I crani dei santi vengono traslati da Roma nel X secolo e portati a Brema: nel 1581 Maria, figlia di Carlo V, li dona alla chiesa del convento delle clarisse di Madrid. Le stesse reliquie sono però venerate anche nella chiesa di San Michele Arcangelo a Monaco di Baviera dove, in base all’iscrizione sul reliquiario, vengono poste nel XV secolo. Il primo documento che attesta la presenza delle reliquie delle braccia dei Santi a Bitonto è del 1572, data di svolgimento della visita pastorale di monsignor Musso. Il culto dei taumaturghi, secondo quanto risulta da alcune testimonianze iconografiche, è però introdotto in Bitonto fin dal XIV secolo.

Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Dottore in Teologia e professore. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. È cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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