• IL SANTO DEL GIORNO

28 dicembre: Santi Innocenti, martiri all’epoca di Erode

La strage degli innocenti è un episodio di cui parla il Vangelo secondo Matteo (2,1-16), in cui Erode il Grande, re della Giudea, ordina un massacro di bambini allo scopo di uccidere Gesù, della cui nascita a Betlemme è stato informato dai Magi. Secondo la narrazione evangelica, Gesù scampa alla strage in quanto un angelo avvisa in sogno Giuseppe, ordinandogli di fuggire in Egitto; solo dopo la morte di Erode, Giuseppe torna indietro, stabilendosi in Galilea, a Nazaret.

Molti studiosi moderni, anche cristiani, negano la storicità dell’episodio, viste le incongruenze tra i vangeli di Matteo e Luca, ma anche all’interno della stessa narrazione di Matteo. Altri studiosi ne accettano invece la storicità in quanto l’episodio s’inserirebbe perfettamente nel carattere e nella modalità di governare che ha Erode, uomo crudele e sanguinario. Questi, avvertendo il pericolo di un’usurpazione, non esiterebbe infatti ad uccidere in diverse occasioni una moglie, tre cognati, una suocera, tre figli e alcune centinaia di oppositori.

Un particolare dell’Armadio degli Argenti, opera del Beato Angelico

Nella tradizione occidentale e cristiana il racconto diveniene un topos culturale che dà luogo nei secoli a molte rappresentazioni artistiche. I bambini innocenti che muoiono violentemente, uccisi dalla sete di potere, vittime inconsapevoli di un odio spietato contro chi può ostacolare i piani di potenza e di dominio. La Chiesa cattolica venera i bambini uccisi nella strage come martiri, con il nome di “Santi Innocenti”, fissandone la memoria liturgica al 28 dicembre.

Nel XII secolo, a Parigi, il nome degli Innocenti viene dato ad una chiesa e al cimitero adiacente ad essa, entrambi poi rasi al suolo verso la fine del XVIII secolo. Sono peraltro innumerevoli le opere che, dall’arte alto medievale al barocco, hanno come soggetto la strage degli innocenti. Tra queste la scena che Duccio da Buoninsegna ci offre nella tavola (1308-1311) del Museo dell’Opera del Duomo in Siena. Il contrasto formidabile tra la ferocia del potere politico e la tenerezza per gli affetti delle madri dà forma alla scena raffigurata nell’affresco di Giotto (ca. 1304-1306) della Cappella degli Scrovegni a Padova. In alto, su una tribuna, Erode ordina il massacro che i suoi sicari intabarrati eseguono con freddo cinismo e scrupolo; a fronte di essi, madri dolenti invocano inutilmente pietà, mentre si oppongono fisicamente e coraggiosamente all’eccidio. Altri affreschi celebri sono quelli del Ghirlandaio e del Beato Angelico.

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Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Dottore in Teologia e professore. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. È cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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