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3 settembre: Santa Rosalia vergine, eremita di Palermo

Rosalia Sinibaldi nasce intorno al 1130 ed oggi è venerata come santa dalla Chiesa cattolica. Secondo la tradizione, appartiene alla nobile famiglia dei Sinibaldi del XII secolo. Vergine eremita, è divenuta patrona di Palermo nel 1666 con culto ufficiale esteso a tutta la Sicilia. Rosalia, è stata inclusa nel Martirologio romano nel 1630 da Papa Urbano VIII.

La tradizione narra che nel 1128, mentre osserva il tramonto dal Palazzo Reale con sua moglie, la contessa Elvira, una figura appare al signore normanno di Sicilia Ruggero II d’Altavilla dicendogli: “Ruggero, io ti annuncio che, per volere di Dio, nascerà nella casa di Sinibaldo, tuo congiunto, una rosa senza spine”. Per questo motivo pare che, poco tempo dopo, quando nasce, la bambina viene chiamata Rosalia (da un’etimologia popolare latina che lega le parole rosa e lilium, ovvero rosa e giglio).

Rosalia Sinibaldi vive in quel felice periodo di rinnovamento cristiano-cattolico, che i re Normanni ristabiliscono in Sicilia, dopo aver scacciato gli Arabi che se n’erano impadroniti dall’827 al 1072. Un rinnovamento che passa attraverso la diffusione sul territorio di monasteri Basiliani e Benedettini. In quest’atmosfera di fervore e rinnovamento religioso, s’inserisce la vocazione eremitica della giovane che lascia la vita di corte e si ritira in preghiera in una grotta sul monte Pellegrino, dove, secondo la tradizione, muore all’età di 30 anni il 4 settembre 1160.

Nel 1624, mentre a Palermo la peste decima il popolo, lo spirito di Rosalia appare in sogno ad una malata, e poi ad un cacciatore. A lui Rosalia indica la strada per ritrovare le sue reliquie, chiedendogli di portarle in processione per la città. Così accade, e dove quei resti passano i malati guariscono, e la città viene purificata in pochi giorni. Da allora, a Palermo, la processione si ripete ogni anno: il 4 settembre la tradizionale acchianata (“salita” in siciliano) a Monte Pellegrino conduce i devoti al Santuario in circa un’ora di scalata a piedi.

In Sicilia il culto è attestato inoltre a Bivona e Santo Stefano Quisquina, dove secondo la tradizione la santa ha vissuto per dodici anni in eremitaggio. Nei pressi della grotta, successivamente, è stato costruito l’Eremo della Quisquina.

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Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. E' cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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