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8 agosto: San Domenico di Guzmán, fondatore dei Predicatori

Figlio di Felice di Guzmán e di Giovanna d’Aza, di famiglia agiata, Domenico nasce nel 1170 a Caleruega, in un villaggio montano della Vecchia Castiglia (Spagna) . Viene battezzato con il nome di Domenico di Silos, santo patrono dell’abbazia benedettina di Santo Domingo de Silos, situata a pochi chilometri a nord del suo paese natale.

Domenico si distingue fin dalla giovane età per carità e povertà. Terminati gli studi, all’età di 24 anni segue la sua vocazione ed entra tra i canonici regolari della cattedrale di Osma. Qui viene consacrato sacerdote dal vescovo Martino di Bazan, che sta riformando il capitolo secondo la regola agostiniana, con l’aiuto di Diego d’Acebo. Diego viene eletto vescovo nel 1201, e nomina Domenico sottopriore. Cinque anno dopo la svolta della sua vita, quando Papa Innocenzo III orienta Domenico a dedicarsi alla conversione degli eretici di Alby, conosciuti come albigesi. Nonostante la morte di Diego, Domenico non si ritira di fronte all’impresa immane di affrontare degli avversari implacabili e agguerriti. Stabilitosi a Fanjeaux, in un’umile casetta, vive pressoché solo per circa dieci anni, dal 1206 al 1215, con pubblici dibattiti, colloqui personali, trattative, predicazione, opera di persuasione, preghiera e penitenza.

Nel 1216, convinto che sia necessario riportare il clero a quella austerità di vita che è alla base dell’eresia degli Albigesi e dei Valdesi, fonda a Tolosa l’Ordine dei Frati Predicatori che, nato sulla Regola agostiniana, diviene nella sostanza qualcosa di totalmente nuovo, basato sulla predicazione itinerante, la mendicità (per la prima volta legata ad un ordine clericale), una serie di osservanze di tipo monastico e lo studio approfondito.

Domenico si distingue per rettitudine, spirito di sacrificio e zelo apostolico. Le Costituzioni dell’Ordine dei Frati Predicatori attestano la chiarezza di pensiero, lo spirito costruttivo ed equilibrato e il senso pratico che si rispecchiano nel suo Ordine, uno dei più importanti della Chiesa. In quegli anni invia monaci in molte parti d’Europa, in particolare nella penisola iberica e nei principali centri universitari del tempo: a Parigi e a Bologna, dove si reca egli stesso. Sfinito dal lavoro apostolico ed estenuato dalle grandi penitenze, il 6 agosto 1221 muore circondato dai suoi frati, nel suo amatissimo convento di Bologna, in una cella non sua, perché lui, il fondatore, non ne possiede una.

Domenico viene canonizzato da Papa Gregorio IX il 13 luglio 1234 nella Cattedrale di Santa Maria Assunta a Rieti. Attualmente è celebrato il giorno 8 agosto. Il suo corpo, dal 1267, è custodito in una preziosa arca marmorea, presso l’omonima basilica di Bologna. A Roma, nel chiostro del convento della Basilica di Santa Sabina all’Aventino, è presente una pianta di arancio dolce che, secondo la tradizione domenicana, San Domenico ha portato dalla Spagna.

In occasione del VII centenario della morte il 29 giugno 1921 Papa Benedetto XV dedica alla figura di San Domenico l’enciclica Fausto Appetente Die.

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Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. E' cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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