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8 febbraio: santa Giuseppina Bakhita, suora del Sudan

Nativa del Sudan, dove nasce nel 1869, viene rapita al’età di sette anni e venduta più volte sul mercato delle schiave. I suoi rapitori le danno il nome di Bakhita («fortunata»). Nel 1882 viene comprata a Kartum dal console Italiano Calisto Legnani che la affida alla famiglia di Augusto Michieli e diventa la bambinaia della figlia. Quando la famiglia Michieli si sposta sul Mar Rosso, Bakhita resta con la loro bambina presso le Suore Canossiane di Venezia. Qui ha la possibilità di conoscere la fede cristiana e, il 9 gennaio 1890, chiede il battesimo prendendo il nome di Giuseppina. Nel 1893, dopo un intenso cammino, decide di farsi suora canossiana per servire Dio che le aveva dato tante prove del suo amore. Una volta divenuta suora, nel 1896 viene trasferita a Schio (Vicenza) dove muore l’8 febbraio del 1947. Per cinquant’anni ricopre compiti umili e semplici offerti con generosità e semplicità.

Il processo di canonizzazione inizia nel 1959, a soli 12 anni dalla morte. Ai fini della canonizzazione, la Chiesa ritiene necessario un secondo miracolo, dopo quello richiesto per la beatificazione: nel caso di Giuseppina Bakhita, ritiene miracolosa la guarigione di Eva da Costa Onishi, guarita nel 1992 da ulcerazioni infette agli arti inferiori, causate da diabete e ipertensione. Eva da Costa, nata il 1º gennaio 1931 a Iguape (Brasile), nel 1950 si sposa con Yoziro Onishi, di origine giapponese, dal quale ha quattro figli, separandosi successivamente. Stabilitasi con il figlio minore nei quartieri poveri di Santos, dal 1976 diventa diabetica. Nel 1980 appaiono profonde piaghe infette alle gambe, diagnosticate come ulcerazioni infette in soggetto con diabete mellito, ipertensione e insufficienza cronica del circolo venoso. Le precarie condizioni economiche non le consentono di curarsi adeguatamente, e si prospettava l’amputazione.

Nel 1992, anno della beatificazione di Giuseppina Bakhita, partecipando il 27 maggio a una riunione delle “Donne Anziane” nella cattedrale di Santos, invoca l’aiuto della beata Bakhita. Tornata a casa, si accorge che le piaghe, una delle quali arrivava all’osso, sono improvvisamente scomparse e la pelle si è rinnovata. Il caso, dopo il processo diocesano, viene sottoposto alla Congregazione per le Cause dei Santi che, il 21 dicembre 1998, promulga il decreto sul miracolo, dichiarando l’inspiegabilità della guarigione, rapida, completa e duratura. Il 1º ottobre 2000 Eva da Costa partecipa, in piazza San Pietro, alla cerimonia di canonizzazione della beata Giuseppina Bakhita.

La Chiesa la ricorda l’8 febbraio mentre nella diocesi di Milano la sua memoria si celebra il 9 febbraio.

Alessio Yandusheff-Rumiantseff

Sacerdote cattolico, nato a San Pietroburgo nel 1973, attualmente vive a Roma dove svolge il suo servizio pastorale ed accademico. Dottore in Teologia e professore. Ha compiuto gli studi in genetica a San Pietroburgo, in filosofia in Liechtenstein e in teologia alla Pontificia Università Lateranense e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. È cappellano della Facoltà di Economia dell'Università La Sapienza. Collabora con le riviste teologico-filosofico-storiche "Traditio viva" e "Folia petropolitana" in qualità di redattore e traduttore.

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