• 22 Gennaio 2021
  • TURISMO

A spasso per borghi medievali: Pacentro in Abruzzo

Arroccato sulle medie colline dell’Abruzzo, a circa 700 metri di altitudine sulle pendici delle Montagne del Morrone, Pacentro è uno di quei borghi dove si sta bene tutto l’anno: non fa mai troppo caldo d’estate e neppure troppo freddo d’inverno. La provincia dell’Aquila racchiude una miriade di luoghi suggestivi, come avevamo già avuto modo di raccontare in un precedente articolo dedicato a Rocca Calascio.

Immerso nel Parco nazionale della Majella, mille anime appena, Pacentro fa parte dei Borghi più belli d’Italia, l’associazione costituita nel 2001 su impulso della Consulta del Turismo dell’ANCI. 

Sono molte le congetture circa l’origine del toponimo. Probabilmente è legato al nome di qualche antico borgo, forse d’origine latina (Pacinus, Pacinos), come farebbe supporre il ritrovamento in zona di fabbriche, lapidi e sepolcri. La leggenda narra che Pacinus, eroe troiano, lasciato Enea sulle rive del Tevere, s’inoltrò per il Sannio e arrivato ai piedi del Monte Morrone vi fondò Pacentro.

Pacentro, Abruzzo
Pacentro, Abruzzo

Di certo, la storia di questo borgo è millenaria e culmina nelle vicende del Regno di Napoli, nelle infinite contese di nobili famiglie feudatarie come gli Orsini, i Colonna, i Barberini, per poi vivere il periodo della decadenza a causa del brigantaggio e del flusso migratorio di tanti paesani in America. 

E a proposito di immigrati, Pacentro ha dato i natali ai nonni di Madonna, a quelli paterni di Mike Pompeo, segretario di Stato americano sotto la presidenza di Donald Trump, e a moltissimi emigrati italiani finiti in America a cavallo XIX e XX secolo. Per questo negli Stati Uniti il minuscolo borgo medievale abruzzese, è famosissimo. Forse più che in Italia.

Pacentro
Il Castello Caldora domina dall’alto il paese

Pacentro è tutto da scoprire: case in miniatura, caratteristici vicoli a scale, edifici attaccati gli uni agli altri, passaggi strettissimi collegati tra loro da piccoli porticati e ripide scalette, fino a formare una sorta di unico labirinto.
Il maestoso Castello Caldora, costruito a protezione del paese e della valle, domina dall’alto il paese. Il borgo si raccoglie attorno alla Piazza del Popolo con la monumentale fontana seicentesca, un tempo adibita ad urna sepolcrale e la quattrocentesca chiesa di Santa Maria Maggiore o della Misericordia, con la meridiana sul portale e lo slanciato campanile.

Sono tre le torri che svettano: la più antica è quella “dell’Assedio”, parzialmente crollata intorno al 1230, durante gli scontri contro l’esercito imperiale di Federico II di Svevia. Quella di nord-ovest, dietro il ponte levatoio, è invece la “Torre del Re”: la tradizione vuole che fin dal Medioevo il feudatario vi salisse in cima per prendere coscienza dei territori dei quali entrava in possesso. La sua gemella è la “Torre del fantasma”, riconoscibile dal viso femminile che vi è scolpito.

Abruzzo, Pacentro
La chiesa di Santa Maria Maggiore, tra le più belle dell’Abruzzo

Un tour per Pacentro permette di scoprire altri luoghi interessanti. I Canaje ovvero l’antico lavatoio pubblico dove le donne si recavano, da ogni punto del paese, trasportando sulla testa le caratteristiche uaccile (i catini di rame). Una curiosità anche sulla Preta tonna, un enorme masso incavato utilizzato come antica unità di misura del grano. Su questa i debitori insolventi erano obbligati a sedere nudi davanti ai passanti, come forma di pubblica umiliazione.

Escursioni e passeggiate al di fuori del borgo ci portano sempre in luoghi stupendi, come la cascata del Vallone o il passo San Leonardo. Diverse sorgenti, limpide e fresche, solcano i sottoboschi dove volpi, scoiattoli, donnole, uccelli rapaci e anche qualche lupo, appaiono per un attimo e subito scompaiono. Nei boschi regna sovrano il faggio, cui fanno da corona querce secolari, pinete, macchie di lecci, aceri e carpini.

Piero Abrate

Piero Abrate

Giornalista professionista dal 1990, in passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. È stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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