• 24 Settembre 2021
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Accadde oggi… nel 1968 il terremoto distrugge la Valle del Belice

Alle prime ore della notte del 15 gennaio 1968, la Sicilia occidentale trema. Sono ore tragiche per la Valle del Belice: il terremoto miete oltre 300 vittime, ingentissimi i danni con la distruzione parziale o totale di alcuni paesi, a partire da Gibellina, Salaparuta, Poggioreale e Montevago, che verranno poi ricostruiti.

Già il giorno precedente sono avvertite le prime scosse: trema tutta la Sicilia occidentale, ma non si registrarono crolli. La gente è presa dal panico e decide, fortunatamente, di dormire all’aperto, avvolta in coperte o in macchina, sulle piazze dei paesi o in aperta campagna. In piena notte, infatti, si verifica una scossa violentissima che colpisce la Valle del Belice, dove subiscono danni gravissimi Gibellina, Salaparuta, Santa Ninfa, Montevago, Partanna, Poggioreale e Santa Margherita Belice, compresi nei territori delle province di Trapani ed Agrigento che, all’epoca del terremoto, non sono classificati sismici.

Valle del Belice

La quasi totalità del patrimonio edilizio rurale subisce danni irreparabili, con gravi ripercussioni sull’economia quasi esclusivamente agricola dell’area. Sulla gravità del danno pesano le caratteristiche costruttive e la vetustà degli edifici, realizzati in pietra squadrata con insufficiente malta cementizia, assenza di collegamenti tra le parti strutturali e fondazioni inadeguate.

Il 25 gennaio alle ore 10.52 una replica inaspettata, dell’VIII grado MCS, travolge una squadra di soccorritori all’opera tra le macerie. Fra le vittime c’è anche un carabiniere, Nicolò Cannella, morto a Gibellina insieme a due vigili del fuoco mentre si prodiga nell’opera di recupero di chi è rimasto sepolto sotto le macerie.  La scossa provoca inoltre danni a Sciacca e a Palermo, dove si svuotano le scuole, gli uffici, le abitazioni e si torna a dormire all’aperto.

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Piero Abrate

Giornalista professionista dal 1990, in passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. È stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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