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Algeri, a 82 anni si è dimesso il presidente Bouteflika

ALGERI. Come avevano già preannunciato alla viglia i giornali algerini, il presidente Abdelaziz Bouteflika si è dimesso nella serata di ieri. Bouteflika, 82 anni, era presidente dal 1999, ma da tempo era malato. Dal 2003 si faceva vedere in pubblico soltanto di rado. L’annuncio arriva a poche ore dalla richiesta dell’esercito di “applicare immediatamente l’articolo 102 della Costituzione” che prevede la dichiarazione di incapacita” del presidente della Repubblica. Nelle ultime settimane, dopo l’inizio di enormi proteste di piazza contro di lui e il gruppo di persone accusato di governare il Paese facendo le sue veci, aveva deciso di ritirare la sua candidatura per un nuovo mandato.

Il capo dell’esercito algerino Gaid Salah martedì scorso aveva chiesto la destituzione di Bouteflika e pochi giorni dopo, per il sesto venerdì consecutivo in Algeria c’erano state grandi manifestazioni antigovernative a cui avevano partecipato decine di migliaia di persone. I manifestanti chiedevano le dimissioni di Bouteflika, che invece aveva inizialmente annunciato di volersi candidare per un quinto mandato. Ma le proteste avevano in realtà riguardato l’intero sistema politico algerino e il circolo ristretto di persone che si ritiene abbia esercitato il potere negli ultimi anni al posto del presidente.

Sono in tanti ad essere convinti che Bouteflika sia ormai manovrato da un gruppo politico, militare ed economico molto potente e influente che controlla il Fronte di Liberazione Nazionale, il partito che governa il paese dall’indipendenza nel 1962.

Le dimissioni di ieri mettono fine a 20 anni di potere del presidente algerino. Nato a Oujda, in Marocco, da una famiglia originaria di Tlemcen, inizia la sua ascesa al potere quando nel 1957 si unisce al Fronte di liberazione nazionale.  Tre anni dopo è un ufficiale dell’Esercito di liberazione nazionale. Nel 1962, quando ha 25 anni, dopo l’indipendenza, diventa il ministro più giovane con l’incarico di guidare il dicastero dello Sport. Si fa strada con le sue capacità diplomatiche e retoriche, e ben presto diviene ministro degli Esteri.  L’anno successivo e per tre lustri, resta il capo della diplomazia algerina. Nel 1981 scappa in esilio volontario per sfuggire ad accuse di corruzione. Torna in Algeria nel 1987, quando sono ormai cadute le accuse. Nel 1999 viene eletto per il primo dei quattro mandati consecutivi alla presidenza. Nel 2008 con un emendamento della Costituzione si assicura di poter restare ancora al potere. 

Nel 2013 viene colpito da ictus e, nonostante tutto, l’anno dopo vince ancora le elezioni. Il pressing dei militari di questi giorni ha dato la spallata decisiva.

Piero Abrate

Giornalista professionista dal 1990, in passato ha lavorato per quasi 20 anni nelle redazioni di Stampa Sera e La Stampa, dirigendo successivamente un mensile nazionale di auto e il quotidiano locale Torino Sera. È stato docente di giornalismo all’Università popolare di Torino.

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