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Aperta in anticipo la stagione della caccia. E gli animalisti?

La preapertura della stagione di caccia, avvenuta ieri primo settembre (al posto della terza domenica del mese, come da legge) in Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Molise, Piemonte, Puglia, e Veneto ha scatenato le dichiarazioni delle associazioni animaliste. “L’importante è sparare – afferma l’Enpa, Ente nazionale protezioni animali -. All’insegna di una violenza contro la natura sempre più inaccettabile e con le pesantissime responsabilità degli amministratori regionali che continuano a regalare ai cacciatori l’anticipazione della stagione venatoria. Si sparerà a specie di avifauna le cui popolazioni sono fortemente in declino, mentre i piccoli di alcune specie sono ancora immaturi o dipendenti dai genitori, nonostante la biodiversità. Si consente tutto ciò, volendo ignorare i morti e i feriti che questa crudele attività ogni anno causa, in barba al turismo naturalistico e alla sicurezza delle persone”. Violando anche sentenze regionali, o leggi, l’Enpa ricorda quindi l’urgenza di riportare il Paese nella legalità.

cartello di vieto di caccia

Il parere della Lav, Lega antivivisezione, non si è fatto attendere: “Mentre il tema della tutela della natura è al centro dell’agenda nazionale e internazionale sotto la spinta di gravi emergenze ambientali e di movimenti come Fridays for Future, in Italia, invece di preservare l’ambiente dalle stragi di caccia, nulla sembra cambiare. Il riordino delle Province, deciso pochi anni fa da uno degli ultimi Governi, ha determinato in molti casi l’azzeramento dei corpi di Polizia Provinciale, deputati ai controlli venatori. È facile immaginare che in queste condizioni si tratterà di una vera e propria mattanza. Consentire di sparare fin dal primo settembre, oltre a comportare l’uccisione di un maggior numero di animali, determina un grave impatto sugli equilibri ambientali e costituisce un grave rischio per i tanti turisti ancora in vacanza in questo periodo. Una concessione che accomuna trasversalmente tutte le forze politiche, senza distinzione di colore, unite nel concedere sempre qualcosa in più ai fucili dei cacciatori. Dal primo settembre al 31 dicembre 2018 l’Associazione Vittime della Caccia ha contato ben 65 vittime umane (16 morti e 49 feriti, tra cui anche due bambini) a causa della caccia: gli incidenti di caccia sono frequenti, così come sono frequenti le invasioni ai danni delle proprietà private”.

Tortora selvatica
Tortora selvatica – Immagine da sito Lipu

La Lipu, Lega italiana protezione uccelli, riferendosi alla tortora selvatica, ribadisce: “Stiamo già lavorando a una nuova denuncia all’Unione europea perché sia aperta una procedura di infrazione sulla mancata tutela delle specie. La cosa particolarmente grave è la previsione di abbattere la tortora selvatica, che riguarda ben 13 regioni su 15. Un fatto estremamente pesante se si considera che la tortora selvatica è una Spec 1 (Specie globalmente minacciata), considerata Vulnerabile nella Lista rossa europea ed ha un stato di conservazione cattivo”. Claudio Celada, direttore Area Conservazione natura della Lipu-BirdLife Italia, evidenzia che: «La preoccupante situazione della tortora selvatica ha spinto la Commissione europea a trasmettere agli Stati membri interessati, tra cui l’Italia, la richiesta di moratoria assoluta della caccia alla specie. Ebbene, non solo le regioni la ignorano, ma la maggior parte di esse prevede l’abbattimento di tortore selvatiche già ai primi di settembre, in una fase molto delicata di transito dei contingenti dall’est europeo. Questa scelta irresponsabile si aggiunge all’inserimento nei calendari venatori di numerose altre specie che ne dovrebbero essere rigorosamente escluse, tra cui il moriglione e la pavoncella, due specie globalmente minacciate per le quali Commissione europea e il ministero dell’Ambiente, quasi del tutto inascoltati, hanno chiesto alle regioni di vietarne la caccia. Per questo, dopo la denuncia trasmessa alla Commissione europea sul tentativo di catturare richiami vivi da parte della Lombardia, stiamo lavorando ad una nuova denuncia affinché venga aperta una procedura di infrazione contro le mancate tutele alle specie cacciabili e le ripetute violazioni regionali. I tempi sono ormai maturi per farlo».

Simona Cocola

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Simona Cocola

Giornalista pubblicista torinese, ha iniziato a collaborare per la carta stampata nei primi anni dell'università, continuando a scrivere, fino a oggi, per diverse testate locali. Ha inoltre lavorato in una redazione televisiva, in uffici stampa, ha ideato una rubrica radiofonica, ed è autrice di due romanzi.

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